Il Veterinario

A causa dei numerosi impegni con i nostri amici con la coda, la dott. Federica Mezzanotte dal nuovo anno sarà assistita nel suo ruolo di consulente per i lettori del sito Enpa dalla dott. Simona Scalafiotti. Le nostre veterinarie risponderanno ai quesiti posti dai lettori appena possibile, ma con l'occasione ricordiamo che, per dubbi urgenti, è opportuno portare gli animali dal veterinario di fiducia per una visita diretta.

Federica Mezzanotte

Federica Mezzanotte si è laureata in Medicina Veterinaria presso l'Università degli Studi di Perugia. Lavora come libero professionista, dedicando le sue energie soprattutto al pronto soccorso dei quattrozampe. Ha svolto anche opera di volontariato presso alcuni rifugi italiani.




Simona Scalafiotti


Simona Scalafiotti si è laureata presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Torino con specializzazione per i piccoli animali. Dal 2005 svolge attività di veterinario volontario presso l'ambulatorio Enpa e nel canile di via Germagnano 8 a Torino.

 

Indice degli argomenti:



La peritonite infettiva felina (FIP)

La FIP è una malattia virale mortale che colpisce i felini,sostenuta da un Coronavirus.I Coronavirus si comportano come comuni virus che replicano all'interno delle cellule dell'intestino dei gatti dando sintomi gastroenterici lievi o talvolta infezioni del tutto asintomatiche. A volte però questi virus possono mutare e dare la comparsa della FIP. La FIP si manifesta prevalentemente in animali giovani che vivono o provengono da ambienti superaffollati (gattili o colonie).

I gatti infetti eliminano i virus con la saliva e con le feci. La contaminazione avviene per ingestione o inalazione del virus per contatto diretto o per contatto con materiale contaminato (ciotole, lettiere). Esistono due forme cliniche di FIP: effusiva o secca. La forma effusiva è caratterizzata dalla formazione di versamenti liquidi nelle cavità corporee (addome, pleure); la gravità della situazione dipende quindi dall'entità di liquido che si accumula. La forma secca ha una sintomatologia molto variabile in funzione della sede anatomica dove si sviluppano le lesioni tipiche (granulomi) di questa forma di FIP (più frequentemente reni, linfonodi, fegato).

La forma non essudativa di solito ha un andamento più lento, mentre quella essudativa si manifesta in tutta la sua gravità anche nell'arco di pochi giorni. In entrambe le forme di FIP sono presenti altri sintomi non specifici come febbre, dimagramento, ritardo nella crescita. La diagnosi di certezza di peritonite infettiva si basa esclusivamente sull'esame istologico degli organi colpiti (non sempre realizzabile se non post-mortem), poiché data la complessità di tale patologia (il cui sviluppo e successivo decorso sono dipendenti soprattutto dal sistema immunitario dell'ospite) e l'elevata capacità di mutare dei Coronavirus, qualsiasi altro test risulta non attendibile al 100%.

La storia clinica (provenienza dell'animale, età, fenomeni stressanti, sintomi compatibili) nonché un esame del sangue completo, possono essere dati concreti per sospettare la peritonite infettiva. Purtroppo in Italia non esistono cure specifiche (se non cure palliative e di sostegno) né vaccini contro questo tipo di infezione. In luoghi ad elevata concentrazione di gatti, non essendo possibile eseguire una profilassi vaccinale, diventa di fondamentale importanza rispettare rigorose norme igieniche. Esami sierologici e la PCR (tecnica che ricerca e identifica il genoma virale) effettuata sulle feci degli animali, se da una parte possono non risultare capaci di confermare con certezza una diagnosi di FIP, possono però essere utili nell'identificare ed isolare i soggetti portatori ed eliminatori del virus.




L’EPILESSIA

L’epilessia è una patologia purtroppo molto frequente nella clinica neurologica dei piccoli animali. Una crisi convulsiva è causata da un anomalo contatto tra le cellule del cervello e può essere determinata da alterazioni sia a carico del tessuto nervoso stesso, sia di altri organi quali reni o fegato, da patologie metaboliche (ipoglicemia) o infettive ( virus del cimurro nel cane) e, non ultime, da cause traumatiche (trauma cranico) e neoplastiche (masse tumorali). La crisi vera e propria può essere preceduta da alterazioni del comportamento quali: agitazione, tendenza a nascondersi, miagolii, movimenti in circolo.

Questa fase pre-convulsiva può durare da qualche minuto fino a delle ore; lo stadio successivo (crisi convulsiva) generalmente dura solo qualche minuto e la sintomatologia può essere molto violenta: l’animale ha contrazioni generalizzate, perde coscienza, può perdere involontariamente feci e urine.

Il ritorno alla normalità dopo la crisi è rapido, quasi come se l’animale non si fosse accorto di nulla. Spesso può permanere uno stato di disorientamento nei minuti successivi. Una singola crisi convulsiva, pur rappresentando un evento drammatico per il proprietario, non mette il cane o il gatto a rischio di vita; molto diversamente lo “stato di male epilettico” (crisi convulsiva che perdura per più di 30 minuti) o le cosidette “crisi a grappolo” (più di tre crisi nell’arco di una giornata o più crisi nell’ arco di un’ora) pongono l’animale in stato di assoluta emergenza, richiedendo il tempestivo intervento da parte di un medico veterinario.

È molto importante ricordare di non mettere mai le mani in bocca ad un cane o un gatto in corso di crisi convulsiva, non preoccupandosi, come è opinione comune credere, che il nostro animale soffocherà “ingoiando la lingua”, poiché questo non è assolutamente vero.

Fondamentale  da parte del proprietario è cercare di mantenere la calma, attendendo la fine della crisi. La terapia dell’epilessia è primariamente volta alla risoluzione della causa scatenante qualora esistesse (insufficienza renale,epatica,traumi,ecc..) o al controllo delle crisi in caso di epilessia cosiddetta idiopatica o primaria (cioè dovuta ad anomalie probabilmente su base genetica del cervello). In quest’ultimo caso il farmaco di elezione è rappresentato dal fenobarbitale, utilizzato da solo o in associazione al bromuro di potassio, solo ed esclusivamente sotto strettissimo controllo medico.




LA TOXOPLASMOSI

La Toxoplasmosi è una malattia causata dal Toxoplasma (specie Toxoplasma gondii), un protozoo che infesta il gatto e altri felini; il parassita si moltiplica nell'intestino dei felini e produce delle oocisti, che vengono espulse con le feci, diventando nel giro di 1-5 giorni infestanti. Altri animali, come bovini, ovini, nuovamente i gatti, ecc., possono ingerire accidentalmente queste oocisti, e le carni e i visceri di questi ospiti intermedi, che contengono i Toxoplasmi, possono fungere da cibo per animali selvatici o domestici, nei quali il ciclo ricomincia. Nell'uomo, il parassita si moltiplica al di fuori dell'intestino e determina una reazione dell'organismo per la quale i parassiti vengono racchiusi in cisti caratteristiche. Lo stesso accade anche negli animali da macello. Un'attenzione particolare va prestata alle donne in gravidanza; infatti, se viene contratta per la prima volta nel corso della gravidanza, la malattia può trasmettersi al feto con conseguenze importanti se non trattata. La donna che essendo venuta a contatto con il Toxoplasma, abbia già formato gli anticorpi, risulta essere immune da questa malattia.

La maggior parte dei gatti non mostrano segni clinici di infezione con Toxoplasma. Talvolta tuttavia gatti di giovane età o che presentino un'infezione concomitante da virus leucemico felino (FeLV) o da virus dell'immunodeficienza felina (FIV) possono essere predisposti a contrarre la toxoplasmosi in forma clinicamente manifesta. I sintomi precoci non sono specifici: sonnolenza, depressione, perdita di appetito e febbre. Uno dei sintomi più frequenti è la difficoltà respiratoria, dovuta al quadro di polmonite indotta dal parassita. Possono inoltre essere presenti vomito, diarrea, prostrazione e ittero (colorito giallo delle mucose). Occasionalmente la toxoplasmosi può causare una sindrome a carico del sistema nervoso centrale, con alterata risposta alla luce, cecità, mancanza di coordinazione, alterazioni della personalità, movimenti in circolo, difficoltà a masticare e a deglutire e perdita di controllo nella defecazione e nell'urinazione. Se riconosciuta la toxoplasmosi è una malattia curabile attraverso l'utilizzo della Clindamicina (antibiotico).

Come ridurre l'esposizione al rischio di contagio nel gatto:
Le cisti nei tessuti possono essere distrutte cuocendo accuratamente le carni. È consigliabile impedire l'accesso dei gatti da compagnia a roditori e uccelli, e alimentarli solo con carni cotte o cibi per gatti preparati commercialmente e prodotti caseari pastorizzati. L'accesso alla spazzatura dovrebbe essere impedito con adatti coperchi ai recipienti.

Nella donna in gravidanza:
Cuocere la carne prima di consumarla, assicurandosi che sia ben cotta anche la parte interna e lavarsi bene le mani dopo aver toccato carni crude. Evitare il consumo di carne cruda, insaccati. Lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo. Nutrire i gatti di casa solo con cibi bolliti o in scatola ed impedire che vadano liberamente a caccia. Far vuotare, possibilmente ad altre persone, le feci del gatto nel water e far lavare con acqua bollente, ogni giorno, il luogo dove vengono deposte. Evitare il contatto con gatti la cui fonte di nutrimento sia sconosciuta.

È importante ricordare che se vengono rispettate le normali norme igieniche, la fonte di maggior contagio non è rappresentata dal gatto. È molto più frequente l'infezione in seguito all'ingestione di carne poco cotta o di frutta e verdura contaminate.




PATOLOGIE DELLE BASSE VIE URINARIE DEL GATTO - LA FLUTD

La flutd è una patologia molto frequente nei gatti di qualsiasi età. Consiste in una serie di condizioni che causano uno stato infiammatorio delle basse vie urinarie, come ad esempio calcoli o cistiti ricorrenti. I gatti maschi a causa della conformazione dell’uretra (condotto che dalla vescica trasporta urina all’esterno), molto più stretta e lunga di quella delle femmine, possono andare incontro ad ostruzione totale al passaggio dell’urina. I principali fattori di rischio sono: l’alimentazione (alcuni minerali contenuti negli alimenti possono facilitare la formazione di calcoli), il sovrappeso, la scarsa assunzione di acqua e il poco esercizio fisico. Generalmente i gatti colpiti da flutd sono molto irrequieti, vanno spesso alla lettiera producendo però scarse quantità di urina (a volte con sangue) con notevoli sforzi, possono rifiutare il cibo.

Se il blocco dell’urinazione diventa totale, la situazione diventa molto pericolosa e richiede immediatamente l’intervento di un medico veterinario. La procedura di pronto soccorso consiste nel far passare un catetere urinario, con l’animale sedato o in anestesia totale, ripristinando così il normale deflusso dell’urina. Successivamente è bene tenere ricoverati questi animali per alcuni giorni dopo la disostruzione dell’uretra per accertarsi, dopo la rimozione del catetere urinario, che il gatto torni ad urinare da solo.

Le recidive in corso di flutd sono frequenti, per cui un gatto che si è “bloccato” una volta deve sempre essere tenuto sotto controllo eseguendo periodicamente le analisi delle urine. È molto importante inoltre alimentare questi animali con una dieta specifica che riduca al minimo la formazione di calcoli. Se le recidive diventano troppo frequenti è consigliabile la risoluzione chirurgica. L’intervento (uretrostomia) consiste nell’asportazione del tratto di uretra più stretto affinché la possibilità di una nuova ostruzione diventi più difficile.


Sindrome Dilatazione - Torsione - Gastrica (GDV)

La dilatazione e torsione gastrica è una condizione molto pericolosa per la vita del cane. Lo stomaco si gonfia a causa di un rapido accumulo di gas, si dilata e ruota lungo il suo asse longitudinale, intrappolando il gas al suo interno. Lo stomaco così disteso spinge contro il torace rendendo difficile la respirazione, comprime le grosse vene dell’addome, impedendo il ritorno del sangue al cuore.

Tutto ciò induce nel cane uno stato di choc molto grave che può, se non si interviene tempestivamente, portarlo alla morte nell’arco di due o tre ore. I cani a rischio sono di grossa mole (dobermann, pastore tedesco, alano, san bernardo, ma anche grandi meticci), di età media o anziana, di solito intorno ai sei anni. La diagnosi di GDV è spesso semplice: il proprietario riferisce che il cane, dopo aver mangiato, ha cercato di vomitare senza però riuscirci e che l’addome si è gonfiato. Quello che bisogna fare in questi casi è portare il cane presso il pronto soccorso veterinario più vicino il più rapidamente possibile.

Tecnicamente la decompressione dello stomaco pieno di gas viene eseguita, con l’animale in anestesia, facendo passare un tubo attraverso la bocca del cane per cercare di riposizionare lo stomaco e di svuotarlo. La fase successiva consiste nella cosiddetta “gastropessi”: chirurgicamente si sutura lo stomaco alla parete addominale per evitare che possa nuovamente torcersi. Personalmente consiglio sempre, se l’animale è stabile, di eseguire l’intervento chirurgico subito dopo la decompressione, poiché purtroppo a volte lo stomaco può aver subito dei danni e anche la milza può essere stata interessata (in questo caso il chirurgo deciderà di asportarla o meno).

Il periodo postoperatorio non è privo di rischi per l’animale; per questo motivo generalmente è preferibile il ricovero del cane presso la struttura veterinaria. La causa della GDV è a tutt’oggi sconosciuta. Sono stati identificati come fattori di rischio: la somministrazione di un pasto unico durante la giornata (meglio dividere la razione giornaliera in due pasti), l’assunzione rapida del pasto e l’esercizio a stomaco pieno.



EUTANASIA
 
Il legame tra una persona e il proprio animale è a tutti gli effetti qualcosa di molto speciale; si esprime attraverso un linguaggio peculiare, radicalmente diverso dal modo di comunicare tra persone, ma non per questo meno forte e sincero, anzi spesso più empatico.

Il veterinario è spettatore di questo sodalizio nel corso degli anni, ma è anche colui che a volte è chiamato ad interrompere questo legame. Parlare di eutanasia è difficile, scindere la procedura tecnica dalla componente emotiva, impossibile. È mia opinione che sia doveroso da parte del medico veterinario praticare l’eutanasia quando tutte le strade possibili per salvare la vita di un animale siano state battute e quando le condizioni cliniche dell’animale non siano più compatibili con la sua dignità.

L’eutanasia è una procedura che deve essere affidata a mani esperte; tutto deve essere eseguito con massima professionalità al fine di ridurre al minimo lo stress dell’animale e il disagio del proprietario.

Questa procedura, se correttamente eseguita, è assolutamente indolore: tramite sedativi e barbiturici viene indotto nell’animale uno stato perfettamente analogo a quello dell’anestesia chirurgica. Il farmaco letale viene somministrato solo a questo punto, inducendo la morte nell’arco di pochi secondi, senza che l’animale ne sia cosciente.

Per quanto riguarda cosa fare dopo la morte del proprio animale, il proprietario può scegliere se: affidarlo al veterinario - il quale si occuperà di inviare il corpo, tramite trasportatori autorizzati, all’inceneritore comunale - o seppellirlo in un terreno privato o in un cimitero per animali.

“Il trambusto in una casa
è l’attività più solenne che si svolga sulla terra
il mattino che segue la morte.
Si spazzano i cocci del cuore
con cura si ripone l’amore
che non vorremmo più usare
fino all’eternità.”

(E.Dickinson)




STERILIZZAZIONE

Non ho intenzione di far accoppiare il mio cane/gatto,che senso ha la sterilizzazione?

La sterilizzazione (ovario-isterectomia delle femmine e castrazione dei maschi) è una procedura semplice, sicura e ben tollerata sia nel cane che nel gatto.
Decidere di sterilizzare il proprio animale è una scelta che può essere giudicata da alcuni “contro natura”. E’ importante ricordare però che oggi la vita media dei nostri animali si è notevolmente allungata anche grazie alla prevenzione di patologie comuni nel cane e nel gatto. La sterilizzazione infatti riduce molto il rischio di insorgenza di malattie quali: tumori mammari, infezioni uterine, patologie prostatiche e dei testicoli.
Sarebbe ottimale comunque prima o poi prendere in considerazione l’ipotesi di un’eventuale sterilizzazione; infatti un cane o un gatto di 8-9 anni possono essere fisiologicamente paragonati ad una donna di circa cinquant’anni! Viene da sé che il parto per questi animali potrebbe rappresentare una scelta rischiosa.
Inoltre, ritengo personalmente che la sterilizzazione rappresenti l’unico sistema veramente efficace per poter far fronte al problema del controllo delle nascite nei canili o nelle colonie feline, realtà già fin troppo gravose per i nostri animali e per le persone che quotidianamente le accudiscono.


E’ vero che porta inevitabilmente all’obesità del soggetto?

Aumento di peso e sterilizzazione non sono assolutamente sinonimi. Gli animali sterilizzati possono presentare una maggior tendenza ad ingrassare (soprattutto nei primi mesi successivi all’intervento), ma bisogna ricordare che l’obesità è comunque un problema multifattoriale. Una dieta equilibrata, un regolare esercizio fisico, soprattutto per gli animali non più giovanissimi, sono accorgimenti che li preservano in buona misura dal problema dell’obesità, anche se sterilizzati.


E’ vero che è consigliato far fare almeno una prima cucciolata?

Un tempo si riteneva che questo fosse vero. Oggi sappiamo che la sterilizzazione precoce (cioè prima del primo calore) riduce al minimo il rischio di tumori mammari.


LEISHMANIOSI

Cos'è la Leishmaniosi e come si trasmette?

La Leishmaniosi canina è una malattia parassitaria molto diffusa nell'Italia centro meridionale. La trasmissione del parassita avviene tramite la puntura di un piccolo insetto ematofago (che si ciba di sangue) chiamato flebotomo o più comunemente “pappatacio”. Questo insetto si infetta pungendo un animale malato e trasmette poi la malattia ad un altro soggetto sano quando lo punge, inoculando così il parassita.


Quali sono i principali sintomi nell'animale?

I sintomi principali di questa malattia sono caratterizzati da manifestazioni a carico della cute (lesioni crostose, pelo opaco, presenza di forfora sul mantello). Ma si manifestano anche sintomi di ordine generale: il cane perde di peso anche se continua a mangiare, si stanca facilmente , possono verificarsi episodi di vomito, epistassi (perdita di sangue dal naso), febbre, aumento di volume dei linfonodi e della milza, problemi oculari, poliartrite (l'animale sente dolore alle zampe). Nel caso in cui anche i reni dovessero essere colpiti, il cane manifesterà un aumento della sete con conseguente aumento della produzione di urina.


Come si può prevenire?

E' sempre consigliabile sottoporre a controlli periodici gli animali che vivono in aree dette endemiche, cioè dove la diffusione dell'insetto vettore e quindi la possibilità di contagio è elevata (in Italia sono a rischio soprattutto le regioni del Centro e del Sud a causa delle condizioni climatiche e ambientali favorevoli alla proliferazione del pappatacio). Si possono tuttavia prendere alcuni accorgimenti: l'utilizzo di prodotti antiparassitari da diffondere nell'ambiente o direttamente sul mantello dell'animale (collari, spray, o formulazioni spot-on); evitare che i cani stazionino all'esterno nelle ore notturne soprattutto nel periodo estivo (momento in cui i pappataci si alimentano). Purtroppo non possono preservare in modo assoluto il cane dal morso dell'insetto.


Come si cura?

I farmaci utilizzati ad oggi per la terapia della Leishmaniosi sono diversi; è importante ricordare però che nessuno di questi è in grado di “negativizzare” il paziente (cioè di eliminare definitivamente il parassita dall'organismo ospite). Infatti le recidive, dopo la sospensione della terapia, sono frequenti e purtroppo non sempre si riesce ad arrivare alla guarigione clinica completa dell'animale. I cani affetti da Leishmaniosi devono pertanto essere costantemente monitorati dal veterinario curante durante tutto l'iter terapeutico, affinché in decorso della malattia risulti essere il più possibile sotto controllo.


I consigli dati dal veterinario non sono tesi in alcun modo a sostituire la visita presso uno studio veterinario, ma a dare un'informazione di carattere generale sul tema.
Quando il dottore parla di cure e medicine da somministrare, si invitano i proprietari a non procedere con una terapia senza aver portato il proprio animale dal medico perché sia sottoposto a una visita specifica, che ne verifichi la sintomatologia e stabilisca una cura sul paziente.



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