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22/03/2017
Animali come noi, il focus sul dramma dei bufali
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Il business della mozzarella di bufala al centro della puntata di ieri (martedì 21 marzo) di Animali come noi (Rai Due), che torna così su un triste fenomeno denunciato da Enpa nel 2014.  

Ecco scrisse all'epoca l'Enpa: 

Enpa: circa 15mila bufali maschi uccisi e smaltiti irregolarmente nel casertano; controlli sistematici negli allevamenti

L'abbandono e l'uccisione deliberata dei cuccioli maschi di bufalo, che fanno parte delle filiera produttiva zootecnica, sarebbero fenomeni tutt'altro che rari nel Casertano e nell'Aversano Così l'Enpa torna a ricordare la responsabilità delle zoomafie per i fenomeni di sfruttamento, maltrattamento ed uccisione di animali, particolarmente ricorrenti nei territori dove viene prodotta la mozzarella di bufala.

La filiera della mozzarella – che si fregia anche del marchio Dop - prevede infatti che le bufale siano ingravidate regolarmente per essere stimolate a produrre l'ingrediente fondamentale: il latte. Naturalmente questo determina un incremento esponenziale delle nascite. In base al numero delle bufale iscritte nel registro zootecnico obbligatorio, ben conosciuto sia dalle Asl che dalle autorità di polizia, l'Enpa stima che le circa 40mila bufale regolarmente iscritte nell’anagrafe territoriale (e munite del marchio auricolare) diano alla luce ad ogni stagione di riproduzione ben 15mila esemplari maschi. Eppure negli allevamenti, di tutti questi cuccioli maschi non ci sarebbe quasi traccia.


Che fine fanno allora questi animali? Verrebbero abbattuti e le loro carcasse verrebbero smaltite irregolarmente – in aperta violazione della normativa -, come dimostrerebbero i “cimiteri” di bufali che a volte vengono portati alla luce in occasione di attività investigative svolte sul territorio (peraltro non così frequenti quanto dovrebbero) e come ammetterebbero alcuni allevatori, i quali considererebbero la nascita degli esemplari maschi del tutto inutile poiché non possono essere sfruttati nella filiera di produttiva. Maschi che di solito sarebbero lasciati morire di fame o soffocati con la paglia mentre le carcasse verrebbero abbandonate nei pressi dei piccoli corsi d'acqua, particolarmente numerosi nella zona, oppure interrate irregolarmente (con la conseguenza di andare a contaminare le falde acquifere).

Queste prassi illegali sarebbero ben note e diffuse sul territorio, tuttavia non sembrerebbero essere state oggetto di indagini sistematiche e, quindi, non sembrerebbero aver dato luogo ad interventi risolutivi. D'altro canto, quando la filiera della mozzarella di bufala è stata oggetto di controlli, operati sia dai Nas che dai Noe, essi hanno portato alla luce non poche infrazioni igienico-sanitarie a carico delle aziende di produzione e di trasformazione, con problematiche che vanno dalla brucellosi presente negli allevamenti (patologia zoonosica e quindi trasmissibile all’uomo) fino alla adulterazione dei prodotti caseari.

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