CACCIA, SONDAGGIO ENPA-EURISKO: 8 ITALIANI SU 10 DICONO NO. L’IPOTESI DI UN REFERENDUM


Quasi otto italiani su dieci sono contrari alla caccia e a ogni ipotesi di ulteriore liberalizzazione del settore venatorio. E’ quanto emerge dal sondaggio, realizzato da Eurisko per conto dell’Enpa su un campione rappresentativo della popolazione e presentato a Roma, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati dal presidente nazionale dell’Enpa, Paolo Manzi, da Annamaria Procacci (Giunta esecutiva nazionale Enpa) e dalle deputate Carla Rocchi (Margherita, presidente della Sezione di Roma dell’Enpa) e Luana Zanella (Verdi).

Gli italiani contrari alle “doppiette” rappresentano il 74,1% mentre quelli favorevoli sono il 15,2%. Di questi, solo il 5,9% si dichiara “molto favorevole” alla caccia: si tratta dello “zoccolo duro” della caccia composto da cacciatori e da persone che rappresentano l’“indotto” (ex “doppiette”, familiari, semplici simpatizzanti, persone che hanno interessi nella caccia e nel mercato delle armi).

Una ulteriore liberalizzazione del settore venatorio trova contrario l’82,5% del campione mentre solo il 9,8% è d’accordo. Tra questi, chi vuole fortemente la liberalizzazione rappresenta il 4,3%: persino tra i convinti sostenitori della caccia (il 5,9%) c’è chi non condivide l’ipotesi – prevista dalla proposta di legge in discussione in Parlamento – di aumentare le specie animali cacciabili, ampliare la stagione venatoria, concedere più spazi e più luoghi alle “doppiette”. Gli italiani indifferenti a una riforma del settore rappresentano il 5,7% della popolazione.

Dal sondaggio Eurisko-Enpa emerge il profilo del cacciatore e quello di chi è fortemente critico. Il primo appartiene a un italiano d’età compresa fra i 25 e i 34 anni, maschio, vive nelle città medie e abita nel Nord-Est e al Centro, è operaio o pensionato, ha una bassa scolarizzazione. Il secondo profilo, invece, è quello di una donna (le casalinghe sono fortemente contrarie alla caccia), abita al Sud o vive nelle grandi città, ha un’età compresa fra i 18 e i 24 anni e tra i 35 e i 44 anni, è disoccupata, ha un titolo di studio medio-alto o sta ancora studiando.

Per il 68,6% della popolazione, la caccia può costituire un pericolo anche per l’uomo. Non la pensa così il 23,2%. La caccia sottrae a tutti una parte del patrimonio naturale per il 71,3% del campione, non impoverisce invece la natura per il 21,5%. Il 64,7% degli italiani è convinto che il cacciatore uccida per divertimento; di parere opposto il 23% degli intervistati.

Ma dal sondaggio emerge anche uno spaccato sociale del Paese. I giovanissimi (15-17 anni) sono molto sensibili alle questioni ambientali e affermano che il cacciatore uccide per divertimento. I giovani d’età compresa tra i 18 e i 24 anni, invece, rafforzano la loro sensibilità sui temi dell’ambiente e sono assolutamente contrari a ogni ipotesi di ulteriore liberalizzazione del settore venatorio. A 25 anni gli italiani cominciano a subire il fascino della doppietta: restano sensibili all’ambiente, ma non sono ostili alla caccia. Gli italiani d’età compresa tra i 35 e i 54 anni, invece, avvertono i pericoli (per l’uomo e per l’ambiente) dell’attività venatoria. Ogni interesse per l’ambiente e per la caccia si perde invece a 55 anni: gli italiani vicini alla pensione o già in pensione sono sostanzialmente indifferenti ai problemi legati alla conservazione della natura e alla protezione degli animali, accettano la caccia ma non la liberalizzazione.

L’atteggiamento degli italiani nei confronti dell’attività venatoria cambia anche a seconda delle dimensioni della città di residenza. Chi abita nelle città inferiori ai diecimila abitanti è favorevole alla caccia e a un’ulteriore liberalizzazione e non avverte pericoli per l’ambiente. Nelle città medie (da 100mila a 500mila abitanti) non viene avvertita fortemente la questione ambientale mentre gli abitanti delle grandi città e delle metropoli (oltre 500mila residenti) sono preoccupati per l’ambiente e sono decisamente contro la caccia (nei grandi centri, nove italiani su dieci sono molto critici).

L’ipotesi di un referendum per cancellare una eventuale legge più permissiva è stata oggetto di una domanda specifica del sondaggio Eurisko-Enpa. Il 72,4% andrebbe a votare in caso di referendum mentre il partito dell’astensione è composto dal 17% del corpo elettorale. Andrebbero sicuramente a votare gli italiani del Sud e delle Isole (si recherebbe alle urne il 77,5%, rispetto alla media nazionale del 72,4%), i giovani tra i 18 e i 24 anni (81%) e i laureati (83,7%). Mostrano molto interesse per la consultazione anche gli italiani d’età compresa tra i 35 e i 54 anni (oltre l’80%), mentre chi ha più di 64 anni è disinteressato allo strumento referendario.

Alla conferenza stampa dell’Enpa sono intervenuti, tra gli altri, Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), Luca Marcora (Margherita), Fulvia Bandoli (Ds), i presidenti del Wwf e di Arcicaccia, rispettivamente Fulco Pratesi e Osvaldo Veneziano, oltre a rappresentanti della Lipu, della Lac e di Animalisti Italiani. (2 febbraio)

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