Il Comportamentalista

Costanza De Palma si è laureata in Scienze Naturali presso l'Università di Roma “La Sapienza” con una tesi sperimentale in etologia sul temperamento di cani di canile e diplomata al Master in “Medicina comportamentale degli animali d'affezione” presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Pisa con una tesi sul benessere animale.

È presente nel mondo scientifico già da vari anni con le sue pubblicazioni e presentazioni a congressi nazionali ed internazionali. Lavora come libera professionista in qualità di esperto per disturbi comportamentali per gli animali d'affezione, in particolare cani. Ha collaborato in passato con vari canili della propria città.

Attualmente  Membro della Division of Animal Behaviour (DAB), della Division of Ecology and Evolution (DEE) e della Division of  Comparative Physiology e Biochemistry (DCPB) della Society for Integrative e Comparative Biology (SICB).

Indice degli argomenti:



Il vostro cane morde ed è perennemente irrequieto? Insegniamo l'inibizione del morso e degli autocontrolli

Quando il nostro amico a quattrozampe inizia ad avere atteggiamenti un po' troppo energici, dobbiamo spiegargli come comportarsi in “società”. Il modo corretto è quello di seguire i naturali insegnamenti materni. Infatti, solo riproducendo l'insegnamento materno otterremo la correzione del comportamento esuberante del cucciolo. Quindi, quando il cucciolo si innervosisce, ovvero quando la sua attività diventa disordinata e senza finalità, bisogna tenerlo fermo, ottenere uno o due secondi di calma e poi lasciarlo andare. Sul piano pratico c'è, però, una doppia difficoltà: la prima è riuscire a distinguere il momento preciso in cui il cucciolo entra in eccitazione; la seconda è che non bisogna innervosirsi con il piccolo, perché questa interruzione del gioco deve essere fatta con calma e senza rimproveri.

È preferibile intervenire in silenzio e senza guardare il cucciolo. Mentre se i cuccioli giocano in modo rissoso, è probabile che possono farsi male tra loro con i loro dentini aguzzi e strillare. Se questi rumori aumentano d'intensità, la madre interviene per separare i due litiganti e spesso interrompe il gioco al fine di far imparare velocemente a controllarsi. Perciò, quando voi giocate con i vostri cuccioli e i mordicchiamenti fanno male, dovete dire “ahi” e se l'attività non verrà moderata, interrompete il gioco. Ma è possibile anche insegnarlo invertendo i ruoli, dando un pizzicotto (non troppo forte!) sul labbro del piccolo (l'equivalente del morso tra i fratellini), facendolo gridare e lasciarlo immediatamente dopo. Tutto ciò per imparare che il grido ha un significato di protezione e diventa un segnale d'arresto. Ma è importante anche che il cucciolo impari a fermarsi e ad osservare un periodo di riposo tra due attività ed il miglior modo per realizzare questo è il “riporto dell'oggetto”.

Questo esercizio contiene una precisa sequenza comportamentale costituita da tre fasi “ricerca - riporto- cessione”. Molto spesso, però, il cucciolo tende a non voler lasciare l'oggetto e bisogna riuscire a farglielo fare spontaneamente, disinteressandosi del cane in modo da far calare l'eccitazione. Quindi, è importante per ottenere ciò, rimanere in silenzio e solo quando l'oggetto verrà lasciato, si riprenderà il gioco.



La floriterapia di Bach come potenziale trattamento nei problemi comportamentali del cane e del gatto


La star of Bethlehem è uno dei fiori fondamentali per realizzare la miscela più importante dei Fiori di Bach
Edward Bach, più di settanta anni fa, selezionò 38 fiori e una combinazione di 5 di questi chiamata Rescue Remedy usata per il pronto soccorso.

Ogni fiore ha delle precise caratteristiche che rispecchia lati della personalità (l’unione del temperamento - componente genetica - e del carattere - componente ambientale) dell’individuo e l’interazione di più fiori comporta un’ulteriore specificità individuale. L’uso innovativo di prodotti non invasivi e senza effetti collaterali, insieme ad una corretta terapia comportamentale per aiutare gli animali d’affezione a ritrovare il loro equilibrio psico-fisico vivendo con il proprio padrone serenamente, sta iniziando ad essere usato anche nel nostro Paese.

In risposta ad una sempre maggiore richiesta da parte dei proprietari ecco perché la Floriterapia di Bach è già largamente usata, anche se non riconosciuta dalla medicina ufficiale. Questo tipo di terapia è stata già testata su cani, gatti, cavalli, uccelli ed altri animali dando buoni risultati.

Per quanto riguarda la mia personale esperienza su cani e gatti, la somministrazione della corretta miscela di Fiori di Bach rende il nostro compagno a quattrozampe molto più equilibrato e di umore più stabile, aumentando nell’animale la sicurezza di sé. Ecco perché io lo consiglio molto spesso, in quanto predispone psicologicamente e fisicamente l’animale alla terapia comportamentale dando ottimi risultati.





La Feromonoterapia come potenziale trattamento nei problemi comportamentali del cane e del gatto

Negli ultimi anni in America e in Europa si è accresciuto l'uso innovativo di prodotti non invasivi e senza effetti collaterali per aiutare gli animali d'affezione a ritrovare il loro equilibrio psico-fisico e per poter vivere serenamente con il proprio padrone. Anche nel nostro paese si sta iniziando ad intraprendere questo tipo di percorso, infatti il DAP (Dog - Appeasing Pheromone), entrato in commercio da pochissimo tempo, è utilizzato dai consulenti comportamentali più aggiornati. Esso si basa sui feromoni appaganti del cane che sono secreti dalle ghiandole sebacee delle cagne allattanti situate nel solco intermammario con la funzione di rassicurare la cucciolata calmando i cuccioli in caso di stress e inducendo sicurezza, in particolare quando questi si trovano in nuovi ambienti o devono affrontare nuove esperienze.

Il DAP riproduce tutte le proprietà dei naturali feromoni appaganti materni aiutando a prevenire ed interrompere i segni correlati a stress e paura sia in cuccioli che adulti, ad inserire un cucciolo in un nuovo ambiente o diverso (es. adozione, trasloco o ambulatorio veterinario) ed a controllare la paura di rumori forti (es. temporali o fuochi d'artificio). Scientificamente è stato sperimentato solo in Inghilterra per il controllo della paura dei fuochi d'artificio (Sheppard & Mills 2003), ma si è dimostrato che può essere usato anche per problemi di ansia, aggressività da paura, paura dei temporali e paura dell'automobile. Mentre per i nostri amici gatti un valido aiuto sono il Feliway ed il Felifriend, rispettivamente in versione diffusore per ambienti e in versione spray. Questi due prodotti servono per ristabilire l'equilibrio emotivo del gatto perché a base di feromoni simili a quelli prodotti dalle ghiandole facciali che trasmettono segnali di benessere, calma e assenza di stress.

Ad esempio si possono utilizzare al momento dell'introduzione di un gatto in un nuovo ambiente per prevenire uno stato di stress; ma anche in presenza di marcature urinarie e graffiature o mancanza di appetito, ridotta voglia di giocare e di socializzare con gli umani e altri animali. Quindi è consigliabile usarlo in caso di traslochi, visite ambulatoriali o ricoveri, adozioni, spostamento mobili, villeggiature e introduzione nuovi gatti.





Tecniche di recupero comportamentale

Il “problema comportamentale” è il comportamento indesiderato che il cane compie. Ne esistono quattro tipi: propri, impropri, indotti e derivati. I primi sono i veri e propri problemi, in quanto si verificano all’interno di una situazione familiare ottima e compaiono senza un reale vero motivo; i secondi sono considerati problemi solo per il proprietario, ma in realtà non lo sono (ad esempio il cane non abbaia ed il proprietario se ne dispiace); i terzi sono dovuti ad una mancata e/o errata e/o traumatizzata socializzazione; gli ultimi sono causati da patologie, ad esempio dovute alla vecchiaia. Statisticamente il 90% dei casi è costituito da problemi indotti, generalmente risolvibili con le tecniche di desensibilizzazione e controcondizionamento. Queste sono alcune delle principali tecniche utilizzate dai comportamentalisti per la risoluzione di problemi comportamentali. Se il cane fin da piccolo non ha conosciuto ad esempio una grande varietà di persone (basse, alte, grasse, magre, anziane, giovani... ) o di oggetti (ombrelli, cappelli..) si potrà essere facilmente spaventato o innervosito quando si troverà in loro presenza senza, per noi, alcun motivo valido. In questo caso il cane si sensibilizzerà nei riguardi di quel qualcuno o qualcosa. Quindi il comportamentalista ricorrerà alla tecnica della desensibilizzazione affinché l’animale familiarizzi con l’oggetto o la persona.

Mentre se il cane ha subito un trauma o vissuto una situazione spiacevole a causa di certi eventi (un temporale, un motorino in moto..) o di certe persone (basse, alte, grasse, magre, anziane, giovani... ) o di certi oggetti (ombrelli, cappelli..), esso si condizionerà ogni volta che rivivrà la situazione. In questo caso il comportamentalista ricorrerà alla tecnica del controcondizionamento affinché il cane superi la sua errata e/o traumatizzata conoscenza.




I riflessi incondizionati e condizionati nel cane

Il riflesso è il più semplice tipo di comportamento prodotto in risposta a stimoli. Si distinguono tre tipi principali di riflessi: il riflesso incondizionato o innato, il riflesso condizionato di primo tipo o classico ed il riflesso condizionato di secondo tipo (strumentale o operante). Il riflesso incondizionato o innato è necessario alla sopravvivenza ed è stabilito, come ad esempio il riflesso di orientamento del cucciolo verso tutto ciò che è caldo: si avvicinerà ciecamente verso la mammella della madre come verso una mano calda.

Il riflesso condizionato di primo tipo o classico si manifesta a tre settimane dalla nascita, quando appaiono i primi segni di condizionabilità ed il cane è in grado di associare stimoli prima senza significato a stimoli che evocano riflessi incondizionati. L'esempio maggiormente conosciuto è l'esperimento di Pavlov, che condizionò i cani a salivare in risposta a vari stimoli (un campanello e una luce) nello stesso modo in cui prima salivavano unicamente alla vista di polvere di carne. Per ottenere questo usava contemporaneamente i due stimoli, il campanello e la carne, da cinque a venti volte, fino a quando il cane associava il suono del campanello alla carne e salivava abbondantemente anche se la carne non veniva fornita. Lo stesso avveniva con la luce.

Il riflesso condizionato di secondo tipo (strumentale o operante) implica l'apprendimento di una risposta motoria intenzionale. Un esempio riguarda ad esempio l'abilità del cane ad imparare a distinguere dei particolari richiami, quali il comando “seduto”. Concludendo, i riflessi incondizionati sono innati, mentre quelli di primo e di secondo tipo sono appresi. I riflessi condizionati di primo tipo implicano soprattutto il condizionamento emotivo ed inconscio, mentre i riflessi condizionati di secondo tipo implicano risposte motorie e il prendere decisioni da parte del cane ad un livello conscio.





Il comando “seduto”

Ricordando ciò che è stato spiegato sul riflesso condizionato di secondo tipo, utilizzato dal cane per imparare a distinguere i comandi, possiamo insegnare al nostro cane il comando “seduto”. La parola “seduto” accompagnata da un bocconcino tenuto sopra la testa del cane presto lo solleciterà a sedersi alla sola parola: normalmente, durante i primi tentativi, il cane tenderà a saltare per prendere il bocconcino, però, mediante il ripetersi di prove e di errori, le risposte non premiate verranno inibite e quindi il cane assocerà la parola “seduto” ad una sua precisa postura. Una modalità più efficace e duratura sarebbe quella di tenere soltanto la mano sopra la testa del cane quando si dice “seduto” e poi di usare la stessa mano per accarezzarlo sul collo e sul petto quando ha obbedito. Infatti la ricompensa sociale è sempre un'ottima soluzione ed è molto gratificante per il cane.





Iperestesia felina o “Rolling skin sindrome”

L'iperestesia consiste in un aumento smisurato della sensibilità cutanea. Questo disturbo viene definito anche con vari altri nomi: “Rolling skin sindrome”, “neurodermatite atipica”, “epilessia psicomotoria felina” e “dermatite pruriginosa del gatto Siamese”. La Rolling skin consiste nell'arrotolamento della pelle della regione lombare per contrazioni della muscolatura, il cui effetto è una rapida ondulazione della pelle ed è un segno presente anche in altri disturbi comportamentali oltre che organici.

Il gatto, affetto da questa patologia, di solito la sera o nel primo mattino, inizia a manifestare eccessivo nervosismo con continue deambulazioni, corse, miagolii intensi e Rolling skin, poi all'improvviso si ferma ed inizia a guardarsi il fianco, il bacino o la coda; l'occhio è fisso e sembra che veda un potenziale nemico, così inizia a soffiare in direzione della parte del corpo che attacca con violenza mordendo la pelle, quindi la coda può essere lacerata anche con graffi, come se cercasse di afferrare una preda, ma può anche attaccare la regione anale o lombare.

Se l'attacco è rivolto alla coda la sua amputazione non risolve il problema, perché il gatto inizierà ad attaccare il moncone. Durante la crisi può avere anche un furioso leccamento degli arti anteriori od onicofagia e manifestare aggressioni verso oggetti o persone vicine, ma paradossalmente alcuni gatti, già tendenti all'aggressività, possono diventare insolitamente affettuosi durante la crisi. La razza più colpita è la siamese, ma possono presentarla anche gli incroci o altre razze sia a pelo lungo che corto e di solito colpisce soggetti giovani (da 1 a 5 anni) e non ci sono differenze di sesso. L'iperestesia felina viene trattata principalmente con l'uso di farmaci psicotropi.





Il comportamento alimentare del gatto

Il gatto è un predatore e per lui il cacciare è un istinto innato. Ma non necessariamente il gatto ha bisogno di procurarsi il cibo cacciando per vedere soddisfatti i suoi bisogni fondamentali: deve poter “scaricare” il suo bisogno di cacciare e deve alimentarsi coerentemente alle sue caratteristiche di specie in termini di frequenza dei pasti, quantità e qualità degli alimenti. I pasti devono essere frequenti e il cibo deve essere somministrato in un luogo tranquillo e lontano dalle lettiere. Un disturbo del comportamento alimentare del gatto è la “pica”, ovvero l'ingestione volontaria di materiale non commestibile.

L'insorgenza della pica può essere dovuta ad un fattore genetico con maggiore predisposizione nelle razze orientali (siamese, burmese); ma la maggior parte dei casi insorgono nel periodo di inserimento del gattino nella nuova casa e proprio lo stress da cambiamento di ambiente sembra essere un fattore scatenante. La pica inizia con il masticamento e l'ingestione di materiali come lana, cotone, tessuti sintetici, plastica, gomma, pelle e legno e pare che sia associata ad altri disturbi comportamentali come minzioni in luogo improprio, marcature urinarie, timidezza, iperattività, aggressività ed eccessiva tolettatura. Il mordicchiare e l'ingerire materiali non commestibili è usato per attirare l'attenzione: infatti il comportamento viene messo in atto solo in presenza del padrone ed è indirizzato principalmente a oggetti presenti in contesti dove il padrone è “occupato” e non presta attenzione al gatto, come fili del telefono, cavi del computer, cavi televisivi, prese del computer, soprammobili e telecomandi.

Si può prevenire il problema evitando la riproduzione di soggetti a rischio; gestendo correttamente l'inserimento in un nuovo ambiente; fornendo un ambiente ricco e stimolante; favorendo una adeguata socializzazione e stimolazione nelle prime settimane di vita; non separando il gattino dalla madre prima delle 8 settimane e provvedendo ad educare il gatto al gioco e all'interazione corretta con le persone. La terapia comportamentale consiste nell'evitare che il gatto possa avere accesso a maglioni, tessuti di vario genere, coperte, fili e cavi ecc., trattare con sostanze sgradevoli gli oggetti a rischio (essenza di eucaliptolo e profumi), fornire materiali che possano essere masticati senza rischi (vegetali crudi, giochi di gomma atossica, strisce pulisci-denti per cani, bastoncini da masticare per cani, pezzi di ossa di budello ammorbidite e srotolate); fornire un'alimentazione più soddisfacente dal punto di vista del comportamento: pezzi di carne di discrete dimensioni, cibo secco sempre a disposizione, cibo nascosto in giochi di gomma atossica, pezzi di carne infilati in oggetti di budello e prede intere; creare arricchimenti ambientali in termini di giochi che stimolino il manipolare, inseguire, scovare; moltiplicare il numero dei pasti.

Dal punto di vista comportamentale occorre tenere presente anche le forme di depressione che possono essere alla base di una drastica diminuzione dell'appetito. L'anoressia e depressione nel gatto possono insorgere in seguito ad episodi traumatici o come conseguenza di ripetute esposizioni a situazioni stressanti (incidenti, aggressioni, malattie debilitanti, brusche alterazioni dei riferimenti ambientali), ripetute esposizioni a fattori stressanti di ordine sociale (sovraffollamento, punizioni), ripetute esposizioni a fattori stressanti di origine ambientale (rumori, alterazione delle marcature territoriali, frequenti alterazioni dei riferimenti ambientali).

L'associazione gusto-nausea avviene con il gusto o/e l'odore dell'ultimo alimento ingerito prima di vomitare e la risposta condizionata che consegue all'esposizione allo stimolo incondizionato è il rifiuto del cibo. Quindi occorre fare attenzione nel somministrare con il cibo farmaci che possono dare vomito. Si può prevenire l'anoressia individuando immediatamente la varietà di alimenti che sono divenuti avversi; diete controllate durante le chemioterapie o terapie simili; stare attenti a stimolare l'appetito proponendo continuamente cibi diversi a gatti che vomitano perché può comportare che il gatto, anche una volta risolto il problema, rifiuti il cibo.





La Sindrome da canile

La Sindrome da canile è una vera e propria patologia: il cane non riesce ad adattarsi a nuovi ambienti e sembra abbia paura di tutto. Si può manifestare con atteggiamenti di fuga o l’immobilizzazione ma anche con l’aggressività; negli stadi più avanzati è possibile osservare ansia o depressione, i cui sintomi possono essere il continuo leccarsi, come anche l’apatia, disturbi del sonno e dell’alimentazione oltre che aggressività. Ma vi sono vari livelli di gravità: da un livello minimo (il cane si adatta a contesti tranquilli e a tipi umani conosciuti) a un livello massimo (completa assenza di socializzazione e assuefazione agli stimoli più comuni).

Le cause possono essere lo sviluppo comportamentale in un ambiente deprivato (canile, ma anche allevamenti, cascine e campagna) o in un ambiente con stimoli monotoni (cuccioli che vedono una sola persona o poche persone, solo uomini o solo donne o solo adulti, tenuti in luoghi silenziosi e poco illuminati, sempre e solo al chiuso o sempre e solo in luoghi aperti come tettoie o granai).

Accanto all’influenza genetica, il comportamento viene modificato in base all’ambiente in modo indelebile, quindi le circostanze ambientali possono esercitare un’influenza benefica o devastante nel corso dello sviluppo del cane a seconda del tipo di esperienze. Un cucciolo deprivato di stimoli fisici (oggetti, rumori, odori) non svilupperà adeguatamente le sue capacità esplorative, quindi le esperienze precoci sono fondamentali da questo punto di vista. Ecco perché durante il periodo più importante dello sviluppo comportamentale, dalle 3 settimane ai 3 mesi, il massimo sforzo deve essere fatto per fornire ai cuccioli un ambiente vario: abituarsi alle cose nuove aiuta a sviluppare capacità di adattamento agli inevitabili cambiamenti che dovranno affrontare da adulti. Però la stimolazione deve essere graduale in modo da non spaventare i cuccioli e dovrebbe coprire tutti gli ambiti sensoriali: più ambienti, persone, cose, macchine, altri animali vede, annusa, esplora, ascolta e meno si spaventerà da adulto di ciò che non conosce. Comunque sia è possibile adottare un cane con la Sindrome da canile se si ha la possibilità di adattarsi al nuovo ambiente e le forme lievi sono perfettamente compatibili in una casa tranquilla con una routine regolare.





Vocalizzazioni esasperate

I cani si esprimono oltre che con la postura del corpo anche con la loro “voce” ovvero l'abbaio, l'uggiolato, l'ululato e il ringhio. Questi quattro tipi di espressioni vocali hanno ognuno un preciso significato: l'abbaio infatti indica una richiesta d'attenzione su di sé o sull'ambiente circostante, l'uggiolato equivale al nostro pianto, l'ululato indica la solitudine dell'individuo e il ringhio viene utilizzato come avvertimento di minaccia e richiesta di una distanza corporale. I proprietari in genere si lamentano dell'eccessivo abbaiare in loro presenza, dell'uggiolare in loro assenza, il ringhio quando il cane non vuole fare ciò che vuole il proprietario, mentre l'ululato rimane il comportamento meno frequente. Quando il vostro cane utilizza troppo spesso la sua “voce” è dovuto alla predisposizione genetica - ci sono razze molto più vocali rispetto ad altre - ma soprattutto perchè il cane sa che in questo modo ottiene ciò che vuole. Infatti se il cane abbaia quando voi mangiate, vedete la televisione, andate in bagno, prima e durante il gioco e così via discorrendo, lo fa per avere la vostra attenzione e tenervi sotto controllo. Il modo per evitare ciò è ignorare nel modo assoluto tutte le richieste d'attenzione del cane ad esempio andando in un'altra stanza, incrociando le braccia e guardando il cielo oppure girandovi di spalle. Se utilizzerete uno di questi tre stratagemmi e in modo costante, ovvero tutte le volte che il cane fa sentire la sua “voce”, vedrete che il cane capirà che quello non è il modo corretto per ottenere da voi ciò che vuole. Il consiglio migliore è insegnare al cane a mettersi seduto e utilizzare questo comando ogni volta che vuole una richiesta d'attenzione da parte vostra: è l'unico modo per far capire al cane che voi gestite le sue risorse (cibo, passeggiate, giochi) e che se lui fa qualcosa per voi (ad esempio si mette seduto) riceverà un premio che potrà essere anche una semplice carezza.





Il “saltare addosso”

Il cucciolo quando prende il latte dalla madre istintivamente si attacca al capezzolo mettendosi in piedi. Questo è etologicamente corretto; invece se il vostro cane crescendo continua a ripetere questo comportamento, ha imparato a “saltare addosso”. È palese che se ci salta addosso uno yorkshire l'effetto non sarà uguale a quello di un pastore tedesco. Il modo migliore per non farvi “assalire” dal vostro amico a quattrozampe è girarsi di spalle o incrociare le braccia e guardare al cielo proprio come per le vocalizzazioni esasperate. La spiegazione è che se voi interrompete la relazione con il vostro cane ovvero vi “spegnete”, capirà di aver fatto qualcosa che voi non gradite, mentre se lo spingete indietro o giù con le mani e in più gridate di star fermo il cane fraintenderà il vostro disappunto e capirà invece di farvi cosa gradita.





La figura del comportamentalista

Negli ultimi anni in Italia è nata una nuova figura professionale per far fronte alle nuove richieste dei proprietari di cani, gatti ed altri animali d'affezione: il consulente comportamentale, ovvero un etologo (cioè studioso del comportamento animale) o un veterinario (entrambi con specifiche qualifiche universitarie) che si occupa di problemi comportamentali.
Non bisogna confondere però il comportamentalista con la figura dell'addestratore o del rieducatore: infatti solo il consulente comportamentale qualificato è in grado di diagnosticare una patologia comportamentale e mettere a punto una ben precisa terapia.
Purtroppo per motivi pratici sono sempre meno frequenti gli esperti che visitano a domicilio, ma questo è fondamentale per poter fare un'analisi ambientale, oltre che familiare. L'osservazione del luogo in cui vive l'animale è infatti determinante per dare consigli precisi e dettagliati su come relazionarsi con l'animale stesso. Generalmente si osservano le persone e l'animale e si valuta il loro rapporto.
L'approccio etologico è quindi indispensabile in questa prima fase. Troppo spesso i proprietari interpretano i comportamenti del proprio animale da compagnia in modo errato, rafforzando nell'animale il comportamento indesiderato o addirittura peggiorandolo, basti pensare ai comportamenti aggressivi dei cani, oppure ai bisogni fisiologici sparsi per casa interpretati come “dispetti”: gli animali non fanno “dispetti”, questa è una prerogativa dell'essere umano.
Ecco perché il comportamentalista può spiegare al proprietario come relazionarsi con il proprio animale. Dopo la prima visita, l'esperto studia il caso in base alla sua esperienza e casistica bibliografica dando una diagnosi e assegnando la terapia individuale che verrà spiegata ai proprietari in modo dettagliato. Il consulente controlla quindi il quattrozampe e ne valuta i miglioramenti per aggiornarne la terapia ogni settimana, massimo quindici giorni.





ELIMINAZIONI INAPPROPRIATE OVVERO “LO SPORCARE IN CASA”
  • Il cane

    I nostri amici a quattrozampe spesso “sporcano in casa”, ma questo non per colpa loro: è colpa nostra! Sì, perché i nostri comportamenti danno indicazioni sbagliate. Molto frequentemente si sente dire: ”Per non farlo sporcare, picchialo con il giornale arrotolato!” oppure, ancora peggio, “Mettigli il muso sulla pipì, vedrai che la prossima volta ci ripensa due volte!”. Non c'è cosa più orripilante: gli animali hanno una loro dignità, cosa che purtroppo dimentichiamo troppo spesso. Si può intervenire con piccoli accorgimenti sia sul cane che sul gatto per estinguere il comportamento delle eliminazioni inappropriate, dopo però aver escluso un disturbo organico andando dal nostro veterinario di fiducia.
    Il cane all'età di tre mesi è perfettamente in grado di controllare lo sfintere e quindi di gestire i bisogni. Quindi la scorretta abitudine di sporcare in casa è dovuta all'errata educazione, a volte traumatica, o alla marcatura del territorio.
    Per quanto riguarda l'errata educazione, il rimedio è rieducare il cane nei momenti in cui è stimolato ad espellere i propri bisogni, cioè dopo aver dormito, mangiato, bevuto, giocato e rosicchiato. Dopo ognuno di questi eventi va portato fuori per i bisogni (ma non con altri cani perché tenderebbe a giocare). Spesso tutto ciò non è possibile, però è sufficiente dividere il pasto in quattro porzioni e dare subito dopo l'acqua (senza lasciarla a disposizione, soprattutto di notte, perché è un alto stimolante) e portarlo subito fuori ogni volta.
    Mai punirlo o sgridarlo, né pulire in sua presenza.
    Per quanto riguarda l'esperienza traumatizzata, come la botta sul muso con giornale, è necessario recuperare la fiducia del nostro amico a quattrozampe complimentandoci con lui e premiandolo ogni volta che fa l'azione giusta.
    Se le eliminazioni sono invece marcature, si ha un problema gerarchico che può essere risolto con l'aiuto del comportamentalista. Per questo motivo è importante prestare attenzione al tipo di eliminazione del vostro cane (urine e/o feci molli disseminate, marcature e/o feci ben formate in luoghi ben visibili, urine e/o feci normali); a quando viene attuata l'eliminazione (sempre e solo in assenza del proprietario, saltuariamente in assenza del proprietario, sia in presenza che in assenza del proprietario, in occasioni particolari, quando il proprietario esce di casa); da quanto tempo viene attuata l'eliminazione (da sempre, a partire da un evento particolare, prima o dopo la pubertà) ed infine dove avviene l'eliminazione (disseminata da tutte le parti, in un luogo ben in vista, dove capita). Tutte queste informazioni sono importantissime perché danno dei precisi indizi al comportamentalista per poter diagnosticare la patologia da curare.


  • Il gatto

    Per quanto riguarda il gatto l'eliminazione inappropriata è dovuta quasi sempre all'impedito accesso alla lettiera, spesso causato dalla presenza di bambini, altri gatti o cani, o all'insufficiente pulizia lettiera, al numero esiguo di lettiere (se ci sono più gatti) o all'uso di lettiere piccole e chiuse.
    La regola principale è tenere una diversa lettiera per ciascun gatto, anche se per ogni animale andrebbero messe due lettiere, una per le urine e un'altra per le feci, in quanto in natura i gatti utilizzano luoghi diversi per i due tipi di eliminazione.
    Usate lettiere grandi, per dar modo al gatto di rigirarsi, e scoperte, per non accumulare i cattivi odori che noi non percepiamo, ma l'animale sì.
    Pulite frequentemente usando palette chiuse e non a griglia perchè dai forellini passa la sabbia sporca. Assolutamente non usate i cristalli perché trattengono le urine e sono maleodoranti per i nostri amici felini, anche se a noi non sembra così. Scegliete invece la sabbia più fine possibile che loro adorano e mettetene tanta perché a loro piace scavare (attenzione però ai gatti anziani perché sono meno stabili).
    Importantissima la scelta del luogo dove mettere la lettiera: deve essere un posto tranquillo, silenzioso e possibilmente in penombra, dove ha accesso solo il gatto e lontano dalle attenzioni indesiderate di cani, bambini e altri animali. Non posizionarla vicino alle ciotole del cibo e acqua. Quando si va via per qualche giorno, aggiungete un'altra lettiera. Prestate molta attenzione alla pulizia: le feci vanno levate il prima possibile mentre le urine due volte al giorno, inoltre lavate le lettiere usando acqua calda evitando i detersivi profumati. Invece per la pulizia accurata delle aree sporcate usate un detergente organico, successivamente asciugate e strofinate con alcool a 95 gradi. Non somministrate farmaci quando il gatto sta sulla lettiera perché assocerà la lettiera alla somministrazione del farmaco e lo costringerete a fare i suoi bisogni in altri luoghi.
    Se il vostro gatto ha preferenze per un determinato posto che però non gradite, usate dei semplici stratagemmi cercando di renderlo inaccessibile o mettendo la ciotola del cibo o anche un faretto che illumini la zona interessata: ai nostri amici non piace fare i bisogni vicino al loro cibo o alla luce. Inoltre se il gatto preferisce fare i bisogni sulla terra mettetela nella lettiera e con il tempo e un po' di pazienza aggiungete la sabbia in quantità sempre maggiori per farlo abituare fino a quando eliminerete totalmente la terra. Ma in ogni caso tenete bene a mente: non usare mai punizioni, perché i nostri amici a quattrozampe non ci devono temere, ma amare.




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