Il Veterinario
ESTATE, COME DIFENDERE GLI ANIMALI DAL CALDO. VADEMECUM DEI VETERINARI
  • ROMA, 10 maggio 2004 – Anche gli animali soffrono il caldo dell’estate e i veterinari chiedono ai proprietari di prepararsi. L’Associazione nazionale medici veterinari ha stilato un vademecum.

    Agli animali va, innanzitutto, evitata l’esposizione al sole: nelle ore di massima esposizione ai raggi solari, non bisogna fare passeggiate con i propri animali. I cani, come i loro padroni, possono soffrire di eritema solare: occorre, allora, cospargere di crema protettiva la pancia e le orecchie dei nostri amici a quattro zampe. Bisogna – suggerisce l’Anmvi – prestare attenzione al cibo: no alla ciotola dell’acqua esposta al sole, l’alimentazione deve essere ricca di vitamine e sali minerali, ma senza ridurre la quantità di cibo. Gli animali vanno difesi anche dalle punture di insetti: vespe, calabroni, api e altri insetti possono provocare reazioni allergiche. E’ buona norma – suggeriscono i veterinari – bonificare gli ambienti con zampironi e adottare accorgimenti utili ad allontanare gli insetti. Le zanzare, in particolare, possono provocare piroplasmosi ed erlichiosi. L’Anmvi consiglia l’ispezione serale per togliere eventuali zecche. I veterinari suggeriscono anche di non utilizzare, in maniera permanente e indiscriminato, la museruola: questo strumento può infatti compromettere l’equilibrio termico dei cani.

    E se il padrone decide di portare Fido con sé all’estero, meglio proteggere gli animali dalla potenziale aggressione di agenti patogeni nuovi presenti in zone geografiche diverse. Nel bacino del Mediterraneo il pericolo è rappresentato dal pappataccio, un insetto che può trasmettere la leishmaniosi. Meglio, allora, non far dormire i cani in luoghi aperti durante la notte e distribuire antiparassitari sul pelo. Chi invece porta il proprio cane in montagna, deve essere attento alle vipere: i veterinari consigliano di non iniettare il siero antivipera né di fare tagli pensando di fare uscire il veleno. Bisogna invece raggiungere il più vicino pronto soccorso veterinario.

    L’Anmvi, nel suo vademecum, si preoccupa anche degli altri animali. Roditori e tartarughe, ad esempio, soffrono molto il caldo e non vanno assolutamente lasciati sul terrazzo o vicino alla finestra. Anche per loro bisogna individuare un riparo ombreggiato e fresco. Per i pesci non tropicali è indispensabile che l’acqua non sia calda. La temperatura dell’acqua delle tartarughe deve essere di 24-26 gradi di giorno e di 19-24 gradi di notte. I canarini e gli uccellini in genere, invece, ricavano un benefici notevole dall’esposizione alla luce solare, ma bisogna comunque lasciare sempre a disposizione una zona d’ombra in cui l’uccellino possa ripararsi. In caso contrario si può verificare la morte per un colpo di calore. La luce del sole non deve essere filtrata da plastica o da vetri. Le radiazioni ultraviolette contenute nella luce solare stimolano nella pelle dei volatili la formazione della vitamina D, indispensabile per far assorbire il calcio contenuto negli alimenti. Infine, i conigli e i furetti. I conigli sopportano meglio le temperature basse rispetto a quelle alte, e sopra i 30 gradi rischiano di andare incontro ad un colpo di calore. Se la gabbia è sistemata all’aperto, quindi, occorre che sia almeno in parte protetta dalla luce solare diretta. La temperatura ambientale ideale e' compresa tra 16 e 21 gradi. Anche i furetti sono molto sensibili alle temperature elevate e sopportano bene, invece, le temperature basse. La temperatura ideale è di 15-21 gradi; se la gabbia è collocata all'aperto bisogna sistemarla in un luogo ombreggiato.


NON ESISTONO RAZZE POTENZIALMENTE PERICOLOSE
  • Sul ddl n.6583 riguardante la disciplina della detenzione di cani pericolosi l'A.N.M.V.I. (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), la S.C.I.V.A.C (Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia), la S.I.S.C.A. (Società Italian Scienze Comportamentali Applicate) e la F.S.A. (Fondazione Salute Animale) hanno inviato alla Commissione Giustizia della Camera un testo con il quale chiariscono la loro posizione, sostenendo che il ddl in questione sia in contrasto con alcuni elementari princìpi di zooantropologia e di genetica.

    Osservazioni sulla potenziale pericolosità del cane:
    Il profilo psicologico e comportamentale del cane non è determinato geneticamente, ma risulta dal complesso di esperienze che il cane acquisisce nel corso della sua vita - prima della nascita, durante le prime fasi di socializzazione, nel suo rapporto con il partner umano, nell'educazione/addestramento che gli viene impartito, nella posizione gerarchica occupata all'interno del gruppo o della famiglia - tutti aspetti che contribuiscono a plasmare il carattere dell'animale e il tipo di interazioni che egli interscambia con l'uomo e con i propri simili. La pericolosità di un cane non sta perciò nei suoi geni, ma nel modo in cui viene trattato.
    Da un punto di vista genetico possiamo parlare di vocazioni attitudinali che sono però ben lontane dall'influenzare la complessità psicologica e quindi le disposizioni sociali e aggressive dell'animale. Inoltre le vocazioni attitudinali, anche nella loro specificità (cane da pastore, da caccia, da riporto, etc.) non vanno considerate altro che una "promessa genetica", la quale per essere trasformata in attitudine deve essere sostenuta da un repertorio di corrette esperienze.
    Pertanto è scientificamente errato parlare di razze potenzialmente pericolose per due motivi: 1- il profilo psicologico non è riducibile solo alle vocazioni attitudinali; 2- anche le vocazioni attitudinali non sono soggette a determinismo genetico, non possono cioè essere determinate completamente dal patrimonio genetico.
    Fare una lista di razze potenzialmente pericolose toglierebbe all'uomo la colpa del comportamento aggressivo del proprio animale e non ridurrebbe affatto il fenomeno dei cani pericolosi (e tanto dei combattimenti tra i cani), ma soprattutto intralcerebbe il progetto di aumentare la responsabilizzazione del proprietario nella gestione e nella conduzione del proprio cane. Al contrario, è indispensabile aumentare gli atteggiamenti di responsabilità nell'adozione e nella gestione dell'animale familiare, attraverso la promozione di comportamenti coscienziosi, capaci di prevenire qualsiasi forma di incidente provocato dal cane di proprietà (non solo in esito a fenomeni di aggressione) e di assicurare il benessere dell'animale.
    Anche da un punto di vista pratico l'emanazione di una lista di proscrizione risulterebbe ingestibile
    per la difficoltà, se non impossibilità, di individuare le linee parentali dei meticci. Non si deve dimenticare che proprio sui meticci si concentrerebbero i malintenzionati, al fine di ricavare (soprattutto attraverso maltrattamenti) il loro campione di aggressività. Qualsiasi cane, di qualsiasi razza, può essere educato a comportarsi in modo equilibrato e socialmente integrato, come, al contrario, può essere condizionato e forzato verso comportamenti aggressivi o dissociati. E' sempre l'uomo l'artefice e l'arbitro del comportamento del cane, l'uomo è l'unico responsabile dell'eventuale pericolosità dell'animale.
    E' pertanto necessario istituire una commissione che da una parte individui delle regole base di gestione e conduzione dell'animale con le responsabilità del proprietario, dall'altra inserisca nei parametri valutativi anche quei fattori vocazionali che possono compromettere l'equilibrio psicologico dei cani.

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