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PROPOSTA DI LEGGE: INTRODUZIONE DELL’ARTICOLO 2-bis DELLA LEGGE 14 AGOSTO 1991, n. 281 IN MATERIA DI DIVIETO DI UTILIZZO DELLE PELLI E DELLE PELLICCE OTTENUTE DAI CANI E DAI GATTI

Roma, 20 novembre – Il Deputato Isabella Bertolini (gruppo Forza Italia) ha presentato un progetto di legge che prevede l’introduzione dell’art. 2-bis della legge 14/8/1991 n. 281.
Il testo del progetto di legge è stato presentato in occasione del convegno, tenutosi a Reggio Emilia, sulla sperimentazione sugli animali dal titolo: “ Vivisezione: tesi a confronto”
La proposta di legge mira a porre un freno ad una pratica odiosa praticata soprattutto in Oriente, ove pelli e pellicce di cani e gatti sono utilizzati per la realizzazione di capi di abbigliamento all'insaputa dei consumatori che si trovano spesso a interpretare ambigue e fuorvianti etichette.
Questa proposta, in assenza di apposita normativa comunitaria, rappresenta una specifica disciplina cautelare per i cani e gatti domestici, anche al fine di impedire riprovevoli utilizzi commerciali delle relative pelli e pellicce, oggetto di introduzioni illecite nel territorio nazionale.


LA PROPOSTA DI LEGGE


ARTICOLO 1

Dopo l’articolo 2 della legge 14 agosto 1991, n. 281, inserito il seguente:
“Art. 2-bis- (Divieto di utilizzo delle pelli e pellicce ottenute da cani e gatti)
1. E’ vietato utilizzare pelli e pellicce ottenute da cani (canis familiaris) e gatti (felis carus) per produrre o confezionare capi di abbigliamento, articoli di pelletteria o qualsiasi altro prodotto. E’ vietato, altresì, detenere o commercializzare pelli, pellicce, capi d’abbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, dalle pelli e dalle pellicce fdi cane e gatto, nonché introdurre nel territorio nazionale pelli e pellicce di tali specie animali per qualsiasi finalità o utilizzo.

2. La violazione dei divieti di cui al comma 1, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.600 a 9.300 euro e il materiale sequestrato è immagazzinato e distrutto a spese del soggetto responsabile della violazione. E’ inoltre disposta la sospensione dell’attività da un minimo di 10 a un massimo di 30 giorni lavorativi qualora la violazione dei divieti sia effettuata nell’esercizio di attività commerciali. Le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative di cui al presente comma confluiscono nel fondo di cui all’articolo 8”

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