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Un’interrogazione ai Ministri di Salute e Regioni del senatore Bucciero

Cani e gatti importati e venduti senza controlli

La mancata attuazione del d.lgs. 633/’96 e delle direttive comunitarie in materia di trasporto di animali d’affezione

  • Roma, 15 aprile 2002 - I rischi che si corrono se si sceglie di comprare un cucciolo di razza non hanno nomi attraenti: cimurro, gastroenterite infettiva, ma anche parossitosi intestinale, dermomicosi e rogna.
    Malattie pericolose per il cane, e, in alcuni casi, anche per il suo proprietario.
    Comprare un cucciolo scegliendolo dalla vetrina di un negozio specializzato non offre oggi in Italia alcuna garanzia. Né che l’animale sopravviva, né che il padrone non sia contagiato.
    Questo è possibile perché i cani vengono importati dai paesi dell’Est europeo senza alcun controllo, né preventivo né successivo, e perché non esiste alcun obbligo da parte del venditore di garantire la buona salute dell’animale, e tanto meno di identificarne la provenienza.
    È per avere conto di quest’anomalia che ieri Ettore Bucciero (gruppo Alleanza Nazionale al Senato) ha presentato al ministro della salute Girolamo Sirchia, e a quello per gli affari regionali Enrico La Loggia, un’interrogazione parlamentare (con il numero 3-00402).

    Esiste una legge quadro, la 281/’91 in tema di randagismo, una legge avanzata e competitiva in ambito internazionale, ma che a dieci anni dalla sua applicazione non ha dato ancora i frutti sperati. Una legge buona, ma che non funziona. Non funziona principalmente perché le leggi regionali di attuazione, che sarebbero dovute essere emanate a sei mesi dall’entrata in vigore della 281, sono arrivate in un tempo 10 volte superiore o non sono arrivate affatto. Così, non esiste ancora un’anagrafe canina integrata. E questo è il primo problema.

    Il secondo, ma non in ordine di importanza, è la mancata attuazione di un’altra legge: il decreto legislativo 633 del ’96 in tema di trasporto di animali vivi. Le leggi regionali di attuazione, laddove esistono, o non risultano coerenti con la norma principale e di fatto, non impongono alcun obbligo ai venditori, o vengono puntualmente violate per l’esiguità delle sanzioni previste e per la scarsità dei controlli effettuati.

    Per questi motivi, il senatore Bucciero si appella al ministro La Loggia, chiedendogli di provvedere a un maggior coordinamento tra le varie leggi regionali e al ministro Sirchia, per ottenere:

    • che si proceda alla marcatura elettronica obbligatoria dei cani mediante inoculazione sottocutanea, per agevolare i controlli;
    • che i commercianti registrino carico e scarico degli animali da affezione e ne garantiscano la salute, sottoponendoli a visite, cure e vaccinazioni, per il loro stesso benessere, (con controlli effettuabili dal corpo delle Guardie Zoofile dell’Enpa);
    • che si intensifichino i controlli degli animali in entrata alle frontiere comunitarie;
    • che si discuta dell’opportunità di istituire fondazioni miste pubblico-private, promosse dagli enti e dalle associazioni interessate alla materia e mirate alla realizzazione delle finalità della legge 281/’91.

    Per sollecitare una risposta dalle istituzioni, Ti chiediamo di offrirci il tuo contributo.
    È sufficiente copiare e incollare il testo della lettera che segue (o scriverne una di proprio pugno) e inviarla ai seguenti indirizzi:

    Ministero della Salute, Girolamo Sirchia: d.notari@sanita.it
    Sottosegretario alla Salute, sen. Cesare Cursi: l.ricciardi@sanita.it

    Ministero Affari regionali, Enrico La Loggia: g.cocco@palazzochigi.it

    Sottosegretario agli affari regionali, Alberto Gagliardi: sottosegretarioregioni@governo.it

    E per conoscenza a: ufficiostampa@enpa.it

    Se volete scrivere al Senatore Bucciero per ringraziarlo dell'impegno profuso in quest'iniziativa e sollecitarlo a proseguire nella strada intrapresa a tutela degli animali, potere indirizzare le vostre mail a: e.bucciero@senato.it

    Lettera ai Ministri

    All’attenzione del

    Ministro della Salute, prof. Girolamo Sirchia
    Sottosegretario alla Salute, sen. Cesare Cursi
    Ministro Affari regionali, sen. Enrico La Loggia
    Sottosegretario agli affari regionali, on. Alberto Gagliardi

    Gentili ministri,

    Vi chiedo di intervenire in merito alla mancata applicazione del decreto legislativo 633/’96 sul trasporto di animali d’affezione, per evitare che continui l’importazione e la vendita di cani e gatti malati, in particolare dai paesi dell’Est europeo verso Italia. Questa consuetudine, come ha osservato il senatore Enrico Bucciero nell’interrogazione 3-00402, presentata in data 10 aprile, “crea condizioni di mancata tutela del benessere animale e gravi danni socio-economici e sanitari agli acquirenti”.

    Sicuri che darete seguito alle richieste del Senatore, che si rivolge al ministro La Loggia chiedendo di provvedere a un maggior coordinamento tra le varie leggi regionali attuative del d. lgs. 633/’96 e al ministro Sirchia, per ottenere:

    • che si proceda alla marcatura elettronica obbligatoria dei cani mediante inoculazione sottocutanea, per agevolare i controlli;
    • che i commercianti registrino carico e scarico degli animali da affezione e ne garantiscano la salute, sottoponendoli a visite, cure e vaccinazioni, per il loro stesso benessere (con controlli effettuabili dal corpo delle Guardie Zoofile dell’Enpa);
    • che si intensifichino i controlli degli animali in entrata alle frontiere comunitarie,
    • che si discuta dell’opportunità di istituire fondazioni miste pubblico-private, promosse dagli enti e dalle associazioni interessate alla materia e mirate alla realizzazione delle finalità della legge 281/’91;

    Vi auguriamo buon lavoro,
    Firma, indirizzo, città

Duecento persone raccolgono l'appello di Burato per la colletta a favore dell'agricoltore che uccise il cane Aronne
  • Mantova, 15 aprile 2002 - Italiani, brava gente. Circa 200 persone hanno risposto ieri all'invito di Renato Burato, consigliere comunale a Rodigo, nel mantovano, per un'offerta a favore di Primo Ghinami, l'agricoltore condannato a pagare oltre novemila euro per aver ustionato a morte il cane Aronne. Alla fine della colletta, i generosi complici di Ghinami hanno raccolto in tutto 607 euro.

    «Non condivido quello che ha fatto - spiega Burato al Corriere della Sera- Ma la persecuzione nei confronti suoi e del fratello, con minacce e un trattore bruciato, ha superato ogni limite».

    Il sindaco di Rodigo, invece, non ha dato alcuna risposta all'appello di quanti gli hanno scritto per protestare contro quest'iniziativa e pregarlo di prendere una posizione. A noi non resta che pagare ad Aronne il tributo del nostro ricordo. Per chi lo ha ucciso, per Burato e i 200 di Casatico (dove la manifestazione si è svolta) Aronne non vale neanche questo.

Protestiamo contro la raccolta fondi per Ghinami
  • Roma, 11 aprile 2002 - All'inizio di quest'anno la storia di Aronne aveva fatto il giro d'Italia, superando i confini di Mantova, dove la tragedia si era consumata e aveva travalicato le barriere del silenzio. Aronne era un piccolo meticcio, di quasi due anni, di quelli con gli occhi dolci, la faccia simpatica. Di quelli che inteneriscono per la loro aria spaurita e insieme curiosa. La fine di Aronne fu di morire bollito dentro un pentolone dove due contadini, fratelli, ultrasessantenni, usavano spiumare le loro galline. Una morte inflitta come punizione per la sua eccessiva curiosità, che quel giorno fatale lo aveva portato nell'orto dei fratelli Ghinami. A Marcaria, la padrona del cane ha pianto disperata, il veterinario che ha provato a riportare Aronne alla vita si è detto sconcertato dalla gravità delle ustioni del cane. Un tribunale ha condannato l'autore materiale del reato al pagamento di una multa di 9mila euro.

    E oggi, un altro appartenente al regno animale, ovviamente della specie dell'uomo, ha dato il suo personale contributo a una vicenda, che ingenuamente pensavamo non potesse assumere toni più violenti. Si chiama Renato Burato, fa il consigliere comunale a Rodigo, in provincia di Mantova e promette che domenica prossima, il 14 aprile, sarà nella piazza centrale di Casatico, un altro paese del mantovano, a raccogliere fondi per aiutare l'assassino di Aronne a pagare la multa "salata" a cui lo ha condannato il tribunale, perché in fondo è solo un uomo che "ha commesso un errore, che tutti noi avremmo potuto commettere".

    In fondo è solo un uomo, e questo dà senso a ogni cosa. Noi pensiamo di poter ridare un briciolo della dignità perduta alla nostra specie, se leviamo le nostre voci contro l'idea di tale Renato Burato.

    Possiamo farlo, copiando e incollando la breve lettera che segue, o scrivendone una di nostro pungo, e mandandola al seguente indirizzo (il comune di Rodigo, nel cui consiglio Burato presta la sua opera): rodigo@tin.it, e in Bcc a: ufficiostampa@enpa.it

    Egregio Sindaco,

    vorrei levare la mia voce contro l'iniziativa promossa da Renato Burato, eletto per la Lista Padana nel consiglio del Comune che Lei amministra. Burato ha organizzato per la prossima domenica una raccolta fondi per una causa che definire semplicemente "ingiusta" sarebbe un eufemismo. Chiederà alla gente di versare "1 euro per Ghinami", nella Piazza centrale di Casatico (Mn).

    Intendiamo informarLa e contemporaneamente constatare con lei che mentre l'Italia si batte per adeguare le pene contro chi maltratta gli animali a quelle vigenti, e molto più dure, altrove in Europa, c'è ancora qualcuno che vuole affermare che la vita di un cane non vale neppure qualche migliaia di euro.
    E questo qualcuno, con la sua idea divulgata alla stampa, non contribuisce, tra l'altro, a dare lustro alla sua amministrazione.

    Nome, Cognome, Indirizzo, Città

Dal Corriere della Sera di mercoledì 10 aprile 2002

L’Enpa: cucciolata di micini risparmiata da uno sciopero del metrò. Anche una pecora ripescata dalle acque del Naviglio

Cani e gatti, un esercito di salvezza

Volontari in aiuto degli animali abbandonati. Soccorse più di duemila bestiole l’anno

  • Milano, 10 aprile 2002 - C’è mamma cane con i suoi 6 cuccioli abbandonata sulle rive del Naviglio Pavese. Ci sono i due cani lanciati da una macchina in corsa e quelli rubati a una signora e poi venduti su un marciapiede a centomila lire l’uno. Ci sono poi gli uccellini caduti nella grondaia e la scimmia scappata di casa che salta da un albero all’altro. Ma anche i pappagallini, i serpenti, le tartarughe, i conigli e le tortore. «Una volta abbiamo salvato perfino una pecora: stava annegando nel Naviglio e con l’aiuto dei vigili del fuoco siamo riusciti a tirarla fuori, poi è rimasta a vivere con noi e l’abbiamo chiamata Ermenegilda». Ne hanno tante da raccontare di storie i «salvatori» di animali domestici che ogni giorno lavorano a Milano per portare in salvo bestiole abbandonate o in difficoltà. Accorrono in loro aiuto chiamati dalle forze dell’ordine o dai singoli cittadini che magari sentono un miagolio strano provenire da un marciapiede e scoprono che nella buca della fognatura è finito un micio grande quanto una mano. Proprio come è successo due mattine fa in via Moisé Loira al gattino poi salvato dai volontari dell’Enpa. Ed è proprio l’Ente protezione animali, che ha sede in via Pietro Gassendi 11 (tel. 02.39.26.70.64), una delle principali associazioni cittadine che si dedica al recupero animali. «Corriamo in soccorso di randagi o bestie selvatiche ferite, malate o in situazione di pericolo, li salviamo e poi, se necessario, li ricoveriamo nella nostra clinica veterinaria». Lo racconta Ettore Degli Esposti, da vent’anni all’Enpa, di cui dieci da volontario. «La vera soddisfazione - dice - non sta tanto nel momento del salvataggio, quanto in tutto il percorso dell’animale, che recuperato e curato, viene poi riaffidato alla sua comunità d’origine, oppure ad un proprietario». E la cosa bella, aggiunge, «sta nel vedere, dopo qualche mese, la sua foto sul tavolino del salotto di qualche casa». I volontari dell’Enpa ricevono ogni anno quasi 4.500 chiamate di aiuto e salvano più di duemila bestiole. Cani e gatti i più recuperati. «Ma ci sono anche tanti piccioni - continua Degli Esposti - e le anatre che arrivano dai giardini». Oltre ai numerosi animali esotici, come i pappagalli tropicali, le iguane e le tartarughe. Riesce la maggior parte dei salvataggi, ma può accadere che non si arrivi in tempo. «Come l’anno scorso, quando buttarono un gattino chiuso nella sua gabbietta nel Naviglio Martesana: quando lo recuperammo, era già morto». Ma Ettore Degli Esposti si ricorda anche di quella volta in cui un’intera famiglia di mici si salvò grazie allo sciopero della metrò. «Una gatta si era rifugiata in un cunicolo della metropolitana e lì aveva avuto i suoi piccoli». Rischiava di morire per l’alta tensione, «ma per quel giorno era stato programmato lo sciopero del metrò e così siamo riusciti a salvarli tutti». Come il cane che si era perso ed era scappato infilandosi nei tunnel della linea 1, «è arrivato fino a Bisceglie, ma poi lo abbiamo ritrovato».Non c’è solo l’Enpa. Anche altre associazioni si preoccupano del salvataggio degli animali cittadini. Lo fa il Comune, attraverso l’Asl con una sezione dedicata ai servizi di soccorso (tel. 02.55.01.19.61). Anche perché, spiega ancora Degli Esposti, «con l’attività del canile, il Comune ha la priorità sul recupero di cani vaganti». Ma ci sono anche «Mondo Gatto» (tel. 02.58.30.90.22), nata per prevenire il randagismo felino, o «Amici!» (www.amici.it), che fa da collegamento tra chi trova cani e gatti smarriti o abbandonati e strutture pubbliche o convenzionate alle quali ci si può rivolgere. E poi ci sono i volontari di Vita 2000 (tel. 02.55.19.59.96), l’associazione fondata e gestita da Giulia Chiaia, che dal 1983 salva e raccoglie centinaia di animali di tutti i generi nel centro di San Giuliano Milanese, che ha ospitato anche la pecora Ermenegilda. «Lavoriamo 24 ore su 24, chiamati dalle forze dell’ordine che ricevono segnalazioni dai cittadini». Oltre a salvare cani e gatti, anche Vita 2000 ha a che fare con animali curiosi. «Abbiamo trovato un maialino in via Friuli, ma anche delle caprette tibetane vicino al San Raffaele», e nella notte del capodanno scorso una papera in piazza Cadorna, «era scesa giù dal treno, la adottata una famiglia che ha il giardino». Purtroppo, prosegue, «ogni giorno ci sono animali che si perdono o che vengono abbandonati, per fortuna ci sono anche le persone che li adottano». (Claudia Voltattorni).
Cucciolata finisce in un tombino e i vigili la recuparano grazie alla madre cagna
  • Castellaneta Grotte, (Bari), 10 aprile 2002 - E' rimasta accucciata per un giorno intero vicino a un tombino. Guardava fisso oltre il coperchio di ferro che occultava la vista, annusava e ululava. Sembrava piangere, di sicuro voleva attirare l'attenzione. Molti passanti hanno cercato invano di capire cosa volesse quella cagnetta meticcia, di colore nero, che tutti in città chiamano Diana. Poi, all’improvviso, da quel tombino si è udito il pianto di alcuni cagnolini. È bastato sollevare il pesante coperchio per scoprire che in fondo a quel buco c’erano sette splendidi cuccioli, i figli di Diana. Ieri mattina è toccato ai vigili del fuoco di Putignano, nel barese, recuperare la cucciolata da una profondità di oltre un metro e restituire i cagnolini alla loro mamma. Il recupero è stato tutt’altro che semplice: ci sono volute tre ore di lavoro e la pazienza di un’intera squadra di vigili del fuoco. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, Diana, la scorsa settimana, aveva partorito i sette cagnolini in un canale di scolo per l’acqua piovana.

    Nei giorni scorsi, con l’arrivo delle forti piogge, la cucciolata è stata spazzata via dall’acqua ed è stata risucchiata nella rete di raccolta della fognatura. Alla fine, dopo ore trascorse in balia dell’acqua, i cuccioli sono rimasti intrappolati nel tombino.

Duomo di Orvieto, sospesi i lavori
  • Orvieto, 9 aprile 2002 - E' stata la procura della Repubblica di Terni, venerdì scorso, a mettere i sigilli al cantiere del Duomo Orvietano, perché mette in pericolo i nidi dei balestrucci, piccole rondini che abitano sotto le grondaie. Il decerto firmato dal sostituto procuratore Elisabetta Massini è stato messo in esecuzione, con l’ausilio di un equipaggio della squadra volante della Questura, dagli operatori dell’Enpa. Proprio gli stessi che nei giorni scorsi avevano cercato inutilmente di stabilire un contatto diretto con la Curia per evitare la distruzione dei nidi delle rondini e che in mancanza di risposta da parte del Monsignore, Vincenzo Paglia, del tutto disinteressato alle sorti delle rondini, si sono rivolti direttamente all’autorità giudiziaria.

    Il decreto di sequestro è stato motivato dalla "necessità di prevenire un reato". Reato consistente nel maltrattamento degli animali o anche nel danneggiamento di una "proprietà indisponibile dello Stato".

    La storia a dire il vero non è iniziata ieri. Da settimane, anche a seguito della segnalazione di residenti della zona, l’Enpa nella persona del suo caponucleo di Terni, Franco Fedele, ha iniziato a scrivere ai responsabili della Curia per chiedere che si evitasse il danneggiamento dei nidi. In assenza di risposte è addirittura arrivata una diffida al vescovo con la quale l’Enpa chiedendo «di non far proseguire opere che mettano a repentaglio la normale prolificazione e cura parentale di questi insettivori d’eccellenza», si riservava il ricorso all’autorità giudiziaria e amministrativa, prospettando nello stesso tempo un unico modo per risolvere il problema e salvare le rondini, quello di «sospendere i lavori almeno fino a settembre».

    Dalla Curia a tutte queste richieste ed alla diffida era arrivata fino ad ora solo la voce di Don Francesco De Santis, l’economo, che aveva dichiarato al Messaggero nei giorni scorsi: «Stiamo rispondendo alla lettera dell’Enpa e confermo che i lavori di manutenzione saranno eseguiti salvaguardando le rondini, visti poi i termini in cui la questione è posta vorrà dire che ci rivolgeremo ad un avvocato per tutelarci».

    Il decreto emesso dalla Procura cambia adesso i termini della questione. Anche se la parola definitiva spetterà al giudice delle indagini preliminari con la conferma o meno del sequestro di parte del cantiere

    (fonte: Il Messaggero, sabato 6 aprile 2002)

Litigio in canonica per proteggere il regalo di Pasqua: un agnello appena nato
  • Grosseto, 3 aprile 2002 - Un agnellino ospitato in una Chiesa a Grosseto, per diventare il pranzo di Pasqua del parroco secondo l'Enpa, per officiare il rito della Risurrezione secondo quest’ultimo. Una lite furibonda nella canonica è il risultato di questa strana situazione. È accaduto sabato, alla vigilia di Pasqua, quando le guardie zoofile dell´Enpa hanno bussato alla parrocchia per chiedere conto a don Matteo della presenza della bestiola.

    Ne sono uscite portando via l´agnellino della discordia, il più sbigottito di tutti, e ipotizzando a carico del prete reati diversi: dal maltrattamento nei confronti di animali all´assenza del certificato sanitario. «E´ un esemplare non ancora svezzato che abbiamo affidato ad una volontaria - spiega alla Stampa Enrico Piacenza, responsabile delle guardie dell´Enpa - non sappiamo cosa volessero farne, ma quello non era certo il posto adatto a lui». «Il parroco sostiene che si tratta di un regalo destinato ad essere trasferito in un alpeggio, ma non ha voluto indicare chi ha omaggiato la parrocchia né chi avrebbe dovuto prendere in custodia la bestiola. Ora richiederemo all´Asl la documentazione prevista. Intanto lo ha preso in cura un veterinario».

    Le condizioni dell´agnellino, troppo piccolo per essere strappato dalla madre, si starebbero aggravando. Intanto don Matteo ieri mattina ha provato, per fortuna invano, a farsi resistuire il maltolto dalle guardie dell’Enpa. «Non è la prima volta che sotto Pasqua il gruppo anziani regala alla parrocchia un agnellino, data la sua valenza simbolica - si difende (le dichiarazioni appaiono su La Stampa del 3 aprile)- Anche in questo caso l´idea era di ospitarlo temporaneamente da noi: di giorno in cortile, la sera in un ripostiglio. I bambini venivano a trovarlo, le nostre donne lo nutrivano con il biberon». E una volta trascorsa la Pasqua? «Anche in questo caso, attesa l´estate, lo avremmo consegnato ad un contadino che conosciamo in Val Maira. Cosa facesse di questi agnellini non lo so e non mi interessa. Provengo da famiglia contadina e mi è stato insegnato che gli animali sono al servizio dell´uomo. Ma l´accusa di maltrattamento non la accetto».

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