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Jane Goodall: le foto degli scimpanzè di Gombe in mostra a Roma
  • Roma, 28 febbraio 2002 - Da domani sarà in Italia per la prima volta la mostra fotogafica itinerante del Jane Goodall Institute, dedicata alla nota studiosa di primati, alla scienziata che ha contribuito grandemente al riconoscimento da parte dell'Accademia dello status di esseri senzienti agli animali.

    Sarà possibile visitare la mostra al Bioparco di Roma dal 1° Marzo al 2 Giugno. Venticinque pannelli, illustrati da autori vari, testimoniano l’incontro di Jane con gli scimpanze’ del Parco Nazionale di Gombe, le scoperte piu’ significative, la vita sociale dell’animale piu’ simile all’uomo, il degrado ambientale, il rischio di estinzione.

    Il 14 Luglio 1960, Jane Goodall arrivò per la prima volta nel Parco Nazionale di Gombe, in Tanzania, per iniziare i suoi studi sugli scimpanzé selvatici – lo studio più lungo e ininterrotto che sia mai stato condotto su un gruppo di animali in natura.

    La Mostra fotografica “Jane Goodall: gli scimpanze’ di Gombe (1960 – in corso)” e’ un viaggio attraverso 40 anni di storia degli scimpanze’ di Gombe.

    Durante questi 40 anni abbiamo imparato moltissimo sugli scimpanzé. Questo ci ha aiutato a comprendere meglio il nostro posto nella natura: noi siamo davvero esseri unici, ma non siamo così diversi dal resto del regno animale, come un tempo credevamo: gli scimpanzé sono simili a noi. Oggi gli scimpanzé rischiano l’estinzione in molte parti dell’Africa.

    Un giorno un maschio adulto visitò il campo di Jane per nutrirsi dei semi di palma da olio. Trovò alcune banane, e ritornò per cercarne delle altre. Dopo alcune settimane, si spinse a prenderne una dalle sue mani. David Barbagrigia fu il primo scimpanzé a non temere “la scimmia bianca”…

Polizia urbana: ora vieterà ai volontari di portare da mangiare a cani e gatti
  • Roma, 26 febbraio 2002 - C’è una nuova tendenza nei regolamenti comunali che si occupano di randagismo: ora si vieta ai volontari di dare da mangiare a cani e gatti che vivono per strada.
    A Pescara, portare da mangiare ai cani di strada potrà costare fino a un milione di lire o, meglio, 516 euro e mezzo, per essere precisi.
    A Trento invece saranno i gatti a fare le spese dell’idea che ha avuto la polizia urbana per evitare che le strade siano deturpate da qualche ciotolina con avanzi di cibo.
    Il regolamento di Pescara, appena sfornato dagli uffici del Comando della Polizia municipale, entro qualche settimana andrà all'esame del Consiglio comunale. Ma il documento ha già fatto il giro dei consigli di quartiere provocando un terremoto tra le associazioni animaliste, a partire dalla Lega del Cane e dall'Ente nazionale per la protezione degli animali.
    La pietra dello scandalo è una clausola, una frasetta di poche parole, ma destinata a gravare pesantemente sulle vite degli animali randagi. È fatto "divieto assoluto a tutti i cittadini di dare da mangiare ai randagi". Semplicemente.
    “Se il cittadino non potrà più occuparsi, da volontario, dei cani senza casa (che poi sono di proprietà del Comune) - ha detto Carmelita Bellini, responsabile dell'Enpa – magari limitandosi a dargli un po' di cibo, chi sfamerà i poveri animali? Sarà il Comune a farsene carico?".
    La replica è arrivata, sulla stampa locale, dall'assessore al randagismo, Florindo Rossodivita: "L'amministrazione ha già previsto in bilancio una somma per la somministrazione dei pasti ai randagi; il servizio verrà affidato a una ditta esterna specializzata. L'obiettivo è quello di evitare che ogni singolo cittadino lasci sparse in strada pentoline con la pasta o la carne, creando disordine".
    Solo dieci giorni fa, un regolamento simile, ma prodotto dalla polizia urbana trentina e rivolto questa volta ai gatti, aveva provocato le stesse reazioni arrabbiate degli animalisti, in particolare di Enpa, Pan-Eppa, centro Felix e Animalisti italiani, che hanno chiesto un incontro con l'assessore Alessandro Andreatta.
    Eppure una legge dello Stato, la 281 del 1991, consente alle associazioni animaliste di nutrire e accudire le colonie feline, e una sentenza della Cassazione ha stabilito che il divieto di nutrire animali affamati è paragonabile al maltrattamento.
Pene più dure per chi maltratta gli animali (dalla Stampa del 23 febbraio 2002)
  • Nessuna giustizia, per gli animali maltrattati. Dimenticati, sbattuti via, sottovalutati, perfino dalla legge che per loro non è uguale. L´altro giorno nel Foggiano ancora un caso. Due cani corsi penzolavano impiccati a un albero, nel terreno di un agricoltore di Biccari. Per ore sono stati lasciati appesi, come sacchi vuoti, in deroga a ogni standard possibile di decenza. Il responsabile dell´Enpa ha denunciato l´agricoltore pugliese dopo che questi gli aveva spiegato, al telefono, con voce ferma e impassibile, che era stato lui a impiccare gli animali perché erano malati e non gli "sembrava normale lasciarli in quelle condizioni". E poi erano troppo docili, e ormai incapaci di fare la guardia. Dunque erano solo un costo superfluo, da abbattere. Ora questo signore risponderà di fronte ai giudici per maltrattamento di animali. Ma se siederà davanti al più inclemente dei tribunali, non potrà subire più di una condanna al pagamento di un´ammenda. Valore massimo della vita dei due cani: 10 milioni di vecchie lire. E le aggravanti del caso: pubblicazione della sentenza e sottrazione dei cadaveri. Questo prevede l´articolo 727 del codice penale, che configura il maltrattamento di animali come una contravvenzione, un reato di rango inferiore. Questo subirà l´agricoltore di Biccari. Lo stesso deve temere ogni altro perpetratore di sevizie, torture, massacri di innocenti.
    La comunità scientifica internazionale ha abbandonato ogni dubbio riguardo alla capacità degli animali di provare sentimenti e sofferenza. La legge italiana sembra ignorarlo, continua a equiparare gli animali a meri oggetti. L´Enpa è impegnata in una difficile battaglia per l´inasprimento delle pene, battaglia che mira alla modifica dell´articolo 727 del codice penale. In diecimila hanno firmato per appoggiare la campagna dell´Ente per la protezione degli animali. Ora la proposta di legge è sul tavolo del ministro per la Funzione Pubblica Franco Frattini, che darà impulso alla discussione in Parlamento. Quello che noi chiediamo è solo Giustizia. Chiediamo che chiunque compia atti lesivi nei confronti degli animali sia punito con la reclusione da 15 giorni a due anni, e con la multa da due a 400 milioni. Chiediamo che a queste persone sia fatto divieto di detenere, o di entrare in contatto con altri animali per un periodo variabile da 1 a 4 anni, o, in caso di recidiva, per sempre. Chiediamo che la sentenza sia pubblicata su un giornale a tiratura nazionale a spese del condannato. Chiediamo che a tutti gli abitanti della Terra sia riconosciuto il diritto all´esistenza e al rispetto.

    Paolo Manzi presidente nazionale Enpa

Alla Camera accolto emendamento per destinare gli avanzi delle mense ai canili
  • Roma, 26 febbraio 2002 - Un emendamento per il recupero degli avanzi delle mense. È passata alla Camera la proposta di Carla Rocchi, e la sua ratio sarà inglobata nel disegno di legge in tema di disposizioni in materia ambientale che andrà al Senato con il numero 1121. L'emendamento va a modificare l'art.8 del decreto legislativo 22/'97, in tema di smaltimento di rifiuti. Segnatamente, viene aggiunto un nuovo comma, il cbis, nel quale si includono gli avanzi delle mense come categoria di rifiuti esclusi dalla distruzione. E si dispone che tutti gli scarti non utilizzati dei pranzi di ospedali, scuole pubbliche e altre strutture statali, invece che essere inceneriti, siano destinati a “strutture di cura degli animali regolamentate dalla legge 281”.
    “Non costa nulla e insegna ai ragazzi che sprecare è una brutta cosa” ha detto la Rocchi.
    Un provvedimento senza dubbio innovativo, ed è persino sorprendente che nessuno abbia mai pensato finora di trasformarlo in legge. In pratica equivale a riconoscere il valore del risparmio, oltre ad essere una buona notizia per tutti gli animali che vivono nei ricoveri comunali.
    E di certo incontrerà un grande consenso tra i cittadini italiani.
    “Questo paese, in passato, è stato lungamente toccato da tale questione quando l’osservanza delle normative europee ci imponeva di distruggere arance e latte e i cittadini, pur capendo in teoria tutto ciò, nel loro animo si ribellavano” continua la Rocchi.
    I bambini degli asili, che sapranno che ciò che non mangiano diventerà il pasto di un gattino o di un cane, forse impareranno qualcosa. Sarà un’educazione al rispetto dell’ambiente che non richiederà costi aggiuntivi e non investirà le scuole di nuovi oneri.
    E dà un nuovo volto alla politica, dove anche il cuore ha un posto.
    “Se negli anni passati l’ambientalismo ha avuto un difetto, è stato quello di essere un momento propositivo, tecnico, logico, ma con poco animo” conclude la Rocchi. Ma ora, forse, i tempi sono cambiati.
In memoria dei desaparecido
  • Roma, 22 febbraio 2002 - Manifesteranno domenica 24 febbraio davanti ai cancelli del canile di Galatina, in provincia di Lecce. I volontari dell’Enpa indosseranno abiti con i colori del manto dei cani misteriosamente scomparsi dal ricovero.
    Volatilizzati, nessuno vuol dire come, dove, perché. Nessuno vuole riconoscerne l’esistenza. Ma quei cani avevano muscoli, ossa, cuore, un’identità. I loro occhi, i loro musetti disperati, i volontari se li ricordano bene.
    “Sfileremo portando i necrologi dei cani scomparsi – dice Maria Rosaria Pascali, responsabile Enpa di Galatina – è probabile che questi cani siano morti sbranandosi a vicenda, perché non era nutriti a sufficienza”.
    Costretti nei gabbioni senza pavimento, con le zampe immerse nel fango, il cibo mescolato alle foglie portate dal vento e all’acqua piovana, i cani di Galatina non hanno nemmeno il diritto all’ora d’aria che si concede come atto di clemenza ai carcerati. Sono denutriti, alcuni scheletrici, alcuni immobili, ammalati. Stanchi di vivere. Trattati come immondizia da smaltire.
    Tutta l’Italia li ha visti dai servizi passati sui canali nazionali.
    E domenica sarà Marilena Pugliese, la donna che ha denunciato i gestori del canile di Galatina, a portare ai cani superstiti le derrate alimentari offerte dall’Enpa per integrare i miseri pasti giornalieri degli animali.
    “Quello che chiediamo è la revoca della convezione che il comune della città ha stipulato con la cooperativa privata che gestisce il canile” dice ancora la Pascali.
    Attese per domenica anche le telecamere di Striscia la notizia, che ha già documentato le condizioni del canile con un filmato e un’intervista al gestore della struttura, che rifiuta ogni accusa di maltrattamento.
 Il cacciatore e la vigilanza sugli animali, nomina choc
  • Caserta, 12 febbraio 2002 - Forse un conflitto di interessi e della peggiore specie… potrebbe essere configurata così la nomina a capo della vigilanza faunistica del lago di Gallo Matese, nel casertano, di un rappresentante di Italcaccia. Un cacciatore preposto alla vigilanza degli animali selvatici, Giuseppe Comparone, era stato nominato al posto della persona a cui l’ufficio spettava di diritto in base alla legge regionale 64 del 1980, che prevede che a vigilare sulla fauna locale sia il responsabile della sede competente dell’Ente Nazionale Protezioni animali. Così, con un colpo di mano della giunta provinciale, Angelo Fascì responsabile dell’Enpa di Caserta era stato scavalcato dal rappresentante dei cacciatori. Il gup di Napoli, Guglielmo Passatelli, ha disposto il rinvio a giudizio degli ex amministratori della Provincia, accusati di abuso di atti d’ufficio.
    (dal Corriere di Caserta del 12 febbraio 2002)
Novara – Una denuncia dell’Enpa
Pellicce da cani
  • Novara, 20 febbraio 2002 - Chi sono gli animali da pelliccia? Visoni, castori, volpi argentate, teneri, superbi, splendidi capolavori della natura che qualcuno preferisce scuoiare e portare sulle spalle invece che ammirare in quell’eterno contrasto tra chi ha e chi è che rende gli uomini diversi.
    Ma se si scopre che nei colli di pelo di giacchette alla moda, dentro le imbottiture di stivali della collezione autunno-inverno o come rivestimento per un peluche c’è la pelle di un pastore tedesco, che somiglia tanto a quello che razzola nel nostro giardino e a cui noi dedichiamo amorevoli cure, oppure la pelle di un soriano proprio identico a quello appisolato sopra al davanzale… cosa accade? È scandalo, e anche chi non prova orrore davanti alle altre specie (deputate, pare a essere uccise per rendere la scimmia nuda elegante come altrimenti non sarebbe mai) storce il naso. Ed è scandalo. Ma che almeno stimoli una riflessione: cosa rende diverso un cane da un visone, cosa un gatto da un castoro, quale specialità che sia più forte o più pesante di quello che rende diverso un uomo da un altro qualsiasi animale? Solo la nostra familiarità con certe specie piuttosto che con altre, solo, in fondo, la nostra profonda ignoranza di ciò che non ruota nello spazio vitale che abitiamo.
    E così scopriamo quello che mai avremmo voluto sapere.
    Cani e gatti allevati in Asia, scuoiati vivi e venduti in America e Europa diventano pellicce naturali vendute a basso costo nei negozi di pret-a-porter. Un brusco ritorno alla realtà.
    In Italia l’importazione di queste pelli è stata vietata da un recente decreto del Ministero della Salute, ma a Novara, Italia, si agita un sospetto terribile. Che un negozio elegante del centro venda pelliccia di cane e gatto. Andrea Ferrarini, consigliere dell’Enpa, ha chiesto alla locale Asl di analizzare un collo di pelliccia sospetto per verificare la sua tesi. È accaduto lo scorso 14 gennaio. Lo stesso giorno è stato emanato dal responsabile Enpa un esposto alla Regione Piemonte, ma ad oggi non se ne conosce ancora l’esito. Dunque ancora non si sa se effettivamente in quel negozio si vendesse pelle di animali domestici. Ma nell’attesa, e a prescindere dall’esito, qualcosa si può fare. Non acquistare pellicce su cui non è scritta la provenienza né il genere, è lo strumento. Sul collo che la Asl 13 di Novara sta analizzando, l’etichetta (ancora non obbligatoria in Italia) reca la scritta: Lupo. Ma se vi capita lo stesso, di trovare una maglietta con collo di presunto lupo, al prezzo di poco più di 15 euro, com’è capitato a Ferrarini, diffidate. È quasi certo che in quel capo c’è un cane o un gatto, o più d’uno. E se proprio volete essere sicuri, allora non acquistate affatto pellicce vere, ma solo le perfette imitazioni che l’industria del sintetico ora riesce a produrre. Sono altrettanto belle e non sono intrise dell’odore della morte.
Arresti domiciliari per il dobermann, assolto invece un meticcio
  • Roma, 21 febbraio 2002 – La giustizia italiana è lenta, e la polemica è antica. Oggi forse scopriamo perché, analizzando il tenore di alcuni processi celebrati nei mesi scorsi.
    2 novembre 2001: su Libero di Vittorio Feltri, compare una notizia a firma, brillante di Oscar Grazioli, che chiosa: i giudici della Corte di Cassazione devono essere “gente non priva di senso dell’umorismo”.
    Devono esserlo davvero, ironici, i giudici supremi, almeno quelli che hanno pensato di confermare un “provvedimento urgente” del tribunale di Rovigo.
    Il disposto della sentenza prevedeva una sorta di arresti domiciliari per un cane condannato per aver disturbato i vicini con un fastidioso, continuo, abbaiare notturno.
    Relegato in un angolo del giardino non confinante con la proprietà dei vicini, il dobermann è stato così punito per disturbo alla quiete. Come se si costringesse un bambino a restare al centro della casa per non svegliare gli occupanti di appartamenti adiacenti se di notte inizia a frignare. “E, come al solito ci va di mezzo il cane, mentre la maggior parte delle volte la colpa è del padrone, che dovrebbe almeno essere indagato… per manifesta incapacità di allevare cani da guardia!!!” scrive il giornalista.
    Ma facciamo un passo indietro.
    6 marzo 2000: ancora la Cassazione. La sentenza 1394 stabilisce che non è reato l’abbaio del cane che disturba solo il vicino, e non una pluralità di persone. Forse il vicino di quel dobermann era un uomo affetto da personalità multipla.
    E ritorniamo all’ultimo novembre: (evidentemente un mese horribilis per chi si esprime a latrati) la vita di un’altra famiglia, (padre-madre e Teddy, un bastardino strappato alla strada) viene sconvolta da una vicenda simile. Quattro denunce pendono sul capo del cagnolino color miele che difende il giardino recintato della sua famiglia con tutto il fiato che ha in gola. Teddy subisce un regolare processo e dopo tre anni di trafila legale, viene infine scagionato. Ma il vicino di casa promette il ricorso in appello e i danni perché gli ululati di Teddy lo hanno fatto ammalare.
    Poveri cani, che vita da cani, a loro non è concessa la libertà di espressione.
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