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Combattimenti tra cani: clamoroso blitz congiunto di carabinieri e Enpa.
Sequestrati 18 combattenti, due sono di fama internazionale.

  • Pisa, 16 ottobre - Mesi di indagini e suspance fino all’ultimo secondo, per un’operazione che ha mobilitato carabinieri del NOE, Enpa e Lav. Uno staff dell’Ente Nazionale Protezione Animali, con due auto e un tir per il trasporto animali, è partito al mattino, destinazione Pisa. Sono volontari scelti: guardie zoofile, veterinari, educatori e un delegato SISCA, settore specifico per le scienze comportamentali applicate dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari. Ore di attesa, alle 14 arriva il mandato dal Tribunale: scatta l’ora x. I carabinieri fanno appostare il convoglio non lontano da un canile fatiscente, a S. Giuliano. Irrompono. All’interno una donna e due uomini. Urlano che i pit bull sono loro. Sappiamo che la bestialità è loro. Anche i cani abbaiano. Nei loro occhi tutta la paura della loro vita. Hanno atteggiamenti di chiara sottomissione nei confronti dell’uomo.

    Dei due uomini uno è il prepotente: con fare da furbo dichiara candidamente di addestrare i cani per i match, ma di farli combattere in Messico e Croazia, dove la legge non lo vieta. E’ sfacciato, snocciola cifre in dollari: “Sam vale 100.000 dollari, è famosissimo, i cuccioli 3.000: credete di portarli via? Il 24 deve combattere il campione” e ancora “vedete di trattarli bene”.

    Ogni anno 15.000 cani vengono coinvolti in combattimenti, 5.000 ne muoiono, 15.000 uomini e 24 cosche sono coinvolti nel business, le scommesse arrivano a quote massime di 25.880 euro, per un affare da 775 milioni di euro (dati LAV). Nello stabile sono stati rinvenuti falsi timbri delle autorità di Sarajevo. Forse questo aiuterà a dimostrare che il guitto li fa combattere anche qui. Il nostro staff rimpiange di non essersi sottoposto a una seduta di yoga prima di entrare: 18 animali adulti, segnati da cicatrici, 11 femmine e 7 maschi, sono legati a catena in modo da mantenerli a distanza reciproca non inferiore ai 2-3 metri, se fossero più vicini si sbranerebbero “li addestro a litigare”, spiega il bullo con tono orgoglioso. Sono pit bull della ADBA (American dog breeders association): magri, muscolosi, i più adatti alla lotta. Due sono vere celebrità: Sam e Annibale. Sono tutti immersi in 20 cm di fango. In disparte, al buio, quattro cuccioli di 15 giorni sono tenuti lontani dalla madre (legata come gli altri). Non mancano gli attrezzi del mestiere: il cuneo di legno per separare due cani da presa; i tapis roulant per rinforzare muscolatura e fiato. Scenario tipico da addestramento standard, vera e propria scuola di guerra: spazi angusti, buio, botte, fame fino allo stremo. Sappiamo che generalmente la prima lezione per i cuccioli destinati alle lotte prevede che vengano infilati in sacchi e presi a bastonate. Successivamente saranno tenuti al buio, in spazi angusti e senza cibo per giorni, fino a quando verrà gettato loro addosso una preda viva: se vorranno mangiare dovranno lottare all’ultimo sangue.
    La squadra Enpa inizia le operazioni: uno ad uno i pit bull vengono sciolti, visitati dai veterinari (uno Enpa e uno della Procura) e accompagnati nel mezzo attrezzato.
    Il viaggio sarà lungo. All’arrivo la scena di scarico è una festa: ogni animale liberato salta addosso ai volontari esprimendo tutta la gioia di chi ha capito che da questo momento l’arena è un incubo del passato. “Ora sono rifugiati in due località segrete, per motivi di sicurezza” spiega il coordinatore Enpa dell’operazione “Stiamo costruendo una struttura apposta per loro”. Sequestrarli non basta: occorre restituire loro un equilibrio. Dalla cronaca di questa rieducazione terapeutica lo staff Enpa intende ottenere materiale fruibile per la ricerca. Il progetto si avvale del supporto dell’Università e dell’Anmvi, sposando le realtà accademiche e professionali con quella degli operatori e della protezione animali. “Questi animali”, commenta Paolo Manzi, presidente dell’Enpa, “conoscono la vera ferocia: gliel’hanno insegnata gli uomini, trasformandoli in macchine da guerra. Ora siamo noi a puntare su di loro: scommettiamo che torneranno a essere cani”.

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