L'Ente Nazionale Protezione Animali gestisce l'oasi, sita in provincia di Foggia, grazie a un accordo con il Consorzio di Bonifica della Capitanata


Il territorio della provincia di Foggia, fino a poco tempo fa, era una zona paludosa dove vivevano numerosissime specie di animali selvatici, soprattutto uccelli. Gru, oche selvatiche, aironi, falchi popolavano la zona che offriva habitat ottimali per una sosta durante il periodo delle migrazioni o per la stagione della nidificazione. Anche il grande imperatore della dinastia sveva Federico II aveva scelto nel XIII secolo questi luoghi per costruire qui alcuni dei suoi castelli residenziali - autentici capolavori dell'architettura romanica in Italia - trovando che la zona fosse particolarmente interessante per l'enorme quantità di avifauna presente. Questa predilezione dell'imperatore per il territorio in cui oggi nasce l'Oasi di Torre Bianca è ampiamente descritta nel celebre manoscritto “De arte venandi cum avibus” (“Circa l'arte della caccia con i volatili”), nel quale sono illustrate con disegni dettagliati moltissime specie di uccelli, alcune scomparse da tempo nella zona. A causare questa scomparsa sono state le azioni dell'essere umano, che pure essendo volte a bonificare questa terra un tempo ricca di acque paludose, hanno avuto come conseguenza involontaria la compromissione della sopravvivenza di molte specie animali e vegetali. A questo fattore si aggiunge l'utilizzo dell'agricoltura intensiva, che ha cancellato le antiche tradizioni del mondo dei contadini, legate alla transumanza e alle mezzadrie.

Attualmente stiamo assistendo al ritorno di numerose specie selvatiche, attratte da alcuni bacini artificiali costruiti in epoca recente per far fronte alle esigenze idriche della zona. Uno di questi si trova a Torre Bianca, nelle immediate vicinanze di Foggia, dove il bacino artificiale creato dal Consorzio per la Bonifica della Capitanata (diretto dall'ingegner Giuseppe D'Arcangelo) svolge un'opera importante di distribuzione delle acque ai residenti. La creazione della diga, oltre a fornire un fondamentale servizio agli abitanti del circondario, ha dato origine a un effetto collaterale imprevisto nel progetto iniziale, ma decisamente importante: si è infatti ricostituito un prezioso ambiente palustre che offre agli animali un sito ideale per svernamento e riproduzione: le sponde - che in gran parte dell'invaso sono rimaste naturali e non sono state cementificate - e la crescita della vegetazione spontanea hanno attirato nuovamente una gran quantità di uccelli, che hanno iniziato a frequentare regolarmente l'area per le sue caratteristiche adatte alle loro necessità.

Tutto questo non è sfuggito all'Enpa e al Consorzio di Bonifica, che hanno stipulato nel 2003 una convenzione che prevede la gestione dell'area naturale da parte dell'Enpa con l'obiettivo di trasformare la zona in una oasi naturalistica. Le aree umide nel nostro Paese sono oggi sempre più scarse; da sempre l'uomo ha bonificato terreni paludosi in virtù della loro maggiore fertilità e per debellare la malaria che infestava le acque stagnanti. Alcuni di questi esempi possono essere riscontrati nelle strategie di bonifica attuate nel Medioevo dai monaci cistercensi che hanno edificato i loro monasteri in valli un tempo malariche, come pure fece Mussolini nella Pianura Pontina o nella Maremma nel Ventennio. Biologi e naturalisti nella seconda metà del XX secolo hanno scoperto l'importanza e le potenzialità di queste aree umide per la conservazione della biodiversità, come stigmatizzato dalla convenzione di Ramsar del 1977, recepita dall'Italia, che pone le aree umide come un obiettivo primario di tutela.

Dopo aver eseguito uno studio approfondito con un progetto che ha coinvolto vari istituti, la Protezione Animali è giunta alla scelta del logo e alla realizzazione dei primi pannelli didattici che saranno inseriti lungo il “sentiero natura”, già individuato all'interno dell'area. Il proposito che l'Enpa si prefigge è di rendere subito “operativa” l'Oasi, che già dal prossimo settembre sarà aperta per le visite guidate, in particolar modo dedicate alle numerose scuole del Foggiano e della provincia, ma aperte anche ai circoli didattici più distanti. Per la scelta del logo, l'Enpa ha deciso di coinvolgere alcune classi della scuola primaria, in modo da far scegliere direttamente ai ragazzi l'immagine che diventerà il simbolo dell'oasi. La scelta è stata operata tra alcune illustrazioni tratte proprio dal testo scritto alla corte di Federico II, che rappresentano quattro specie di uccelli: gazza, oca selvatica, gru, airone cenerino. I bambini di due scuole del Foggiano (il Circolo didattico “Santa Chiara” di Foggia, diretto da Mariolina Goduto e il Circolo didattico “A. Salandra” di Troia, diretto da Maria Michela Ciampi) attribuiranno un voto da 1 a 10 per ogni immagine, e il disegno più votato sarà eletto a simbolo dell'oasi. Per rendere noto il nuovo logo di Torre Bianca, sarà organizzata con il Consorzio per la Bonifica della Capitanata, prima dell'estate una conferenza stampa, nel corso della quale verrà presentata ufficialmente e pubblicamente la nuova Oasi di Torre Bianca. Parallelamente, sono in corso di realizzazione i primi pannelli didattici, che illustreranno la storia e le caratteristiche del sito e le specie animali e vegetali presenti nell'area.

Nel frattempo, avvieremo piccole opere di risanamento ambientale, di cui la più urgente riguarda la pulizia di una vasta area costiera del lago ove sono presenti una gran quantità di rifiuti, trasportati dai torrenti che si immettono nella diga. Anche per questo, saranno coinvolte da subito associazioni e scuole, dedicando una giornata alla pulizia dell'area. Quando il sentiero natura sarà pronto, l'Oasi sarà ripulita e i pannelli posizionati, è prevista una giornata di inaugurazione, che in futuro potrebbe diventare un vera e propria festa di compleanno per Torre Bianca. La data esatta dell'inaugurazione non è ancora stata fissata, ma potrebbe essere effettuata nel mese di luglio. Insomma, l'Enpa sta impegnando tutte le sue risorse per rendere fruibile già dal prossimo settembre l'oasi alle scuole, con l'individuazione di pacchetti didattici, differenziati per età degli studenti, che saranno concepiti non solo come una serie di lezioni, ma come attività eco-compatibili, senza trascurare l'aspetto legato alle tradizioni del luogo, al mondo della transumanza e delle mezzadrie. Ma l'area protetta sarà visitabile anche dagli adulti e da chiunque voglia passare del tempo immerso in un ambiente bellissimo, dove oltre a vedere molte specie di volatili (a questo proposito è prevista la creazione di capanni di osservazione per il birdwatching), possono entrare in contatto con la natura riscoprendone il patrimonio in termini di visioni, odori e suoni.

L'istituzione della nuova oasi in un'area gravemente compromessa dalla massiccia presenza di impianti per l'energia eolica non è importante solo dal punto strettamente naturalistico. L'obiettivo più ampio è sicuramente quello di interagire con la popolazione locale, cercando con un linguaggio semplice e diretto di diffondere una cultura ambientale, e con essa i valori del rispetto per la natura e per i suoi abitanti, la fauna e la flora. La politica dell'Enpa non è infatti solo di tutelare aree importanti per la salvaguardia di specie animali e vegetali, ma anche quella di educare e coinvolgere nel rispetto dell'ambiente quante più persone possibile.

La maggior parte della popolazione locale - e anche alcune amministrazioni comunali - non hanno ancora compreso l'importanza del sito dal punto di vista naturalistico. A testimoniarlo sono i casi di bracconaggio e di pesca illegale esercitati all'interno dell'area, sebbene esista una recinzione con tanto di espliciti cartelli che vietano l'ingresso alle persone non autorizzate, che dovrebbe impedire atti di questo tipo.

Con la creazione dell'oasi, a cui si aggiunge una probabile designazione come zona ZPS (Zona di Protezione Speciale per gli uccelli) già presentata alla Provincia, abbiamo un obiettivo ben preciso, forse un po' pretenzioso, ma ci piace puntare in alto: tutelare la natura e raggiungere, educare, sensibilizzare persone e far crescere sempre di più una coscienza che porti a considerare le aree protette come una ricchezza del territorio e del miglioramento della qualità di vita di ciascuno di noi.


(A cura dell'Ufficio Fauna Selvatica dell'Enpa)


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