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- - Altro che cacciatori in doppiopetto! Nonostante gli sforzi dei rappresentanti venatori, ieri a “Porta a Porta” è stata mostrata, anche se solo in parte, la guerra della caccia alla natura con tanto di fucili in studio. Ma chiediamo alla RAI di occuparsi anche degli altri orrori dell’”uccidere per divertimento”, a cominciare dai richiami vivi: uccelli catturati e rinchiusi in minuscole gabbiette, di cui esiste un fiorente mercato nero, impossibilitati a muoversi, e che la lobby venatoria estremista vuole addirittura liberalizzare.
Per questi tentativi di “caccia selvaggia” chiediamo al Parlamento un intervento concreto: in primo luogo il ripristino dell’arco temporale massimo di caccia e del 1 settembre/31 gennaio, che nella discussione della Legge Comunitaria 2009 è stato cancellato con un blitz al Senato. “La realtà della caccia è assai più grave, nonostante ancor oggi i rappresentanti del mondo venatorio esaltino l’immagine del cacciatore in armonia con la natura: una favola a cui non crede veramente più nessuno. Chi uccide animali per puro divertimento non può certo considerarsi un benefattore per la biodiversità né un elemento di equilibrio per l’ambiente.” Commentano le associazioni Enpa Lav, Animalisti Italiani, Oipa, Una, Lida Associazione Vittime della caccia.
Né si è parlato degli abusi e dei ricatti di cui i proprietari di fondi sono spesso vittime nel tentativo di impedire l’accesso dei cacciatori: l’art. 842 del Codice Civile permette ancora oggi alle doppiette di entrare nei terreni privati e comandare anche in casa altrui, devastando colture e mietendo vittime, a volte anche umane. E che dire dei controlli? E’ il cacciatore, oggi, a controllare sé stesso, come è stato dichiarato da alcuni rappresentanti del mondo venatorio.
“Nessuno crede più alla presa in giro con cui si dice che la caccia dovrebbe servire a ristabilire l’equilibrio di alcune popolazioni di animali selvatici – ad esempio gli ungulati -, quando sono proprio i cacciatori che reimmettono continuamente questi animali –. Come con i “cinghiali” tanto accusati di causare presunti danni al territorio: guarda caso, nessun cacciatore è contrario ai ripopolamenti; e allora che paghino loro i danni all’agricoltura!”.
E, ancora, bisogna precisare che gli animali impallinati curati dai centri recupero fauna, come quelli mostrati da Porta a Porta, sono solo una piccola parte, perché molto spesso, per paura di incorrere in sanzioni, il cacciatore/bracconiere li lascia a terra, privandoli delle cure e destinandoli ad una lenta, agonia. Ormai la figura “romantica” del cacciatore è morta, e i tentativi di deregulation e di “caccia selvaggia” della lobby venatoria estremista - formata ormai in maggioranza da ultrasettantenni - lo dimostrano: uccidere il più possibile, ovunque, in qualsiasi periodo dell’anno, depenalizzando reati anche gravi: chiediamo alle forze politiche di respingere ogni forma di deregulation. (16 febbraio)
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