|
Un gradito omaggio giunge all’Enpa dalle colonne del quotidiano “La Repubblica”, che ha fatto gli auguri alla nostra associazione per i 135 anni di attività, ripercorrendo la storia della nascita della Protezione Animali, fortemente voluta da Giuseppe Garibaldi e dalla gentildonna inglese Anna Winter. All’epoca si chiamava “Società Protettrice degli Animali”, oggi conta sezioni in tutto il territorio nazionale e centinaia di volontari che lavorano ogni giorno per rendere quel sogno, tutelare gli animali maltrattati o in difficoltà, una realtà concreta, utilizzando il proprio impegno personale per sostenere gli intenti dell’associazione.
Un grazie dall’Enpa a “La Repubblica”, quindi, che ricordando le nostre origini ci induce a fare sempre di più per continuare sulla strada intrapresa e finora percorsa con tanti successi e tanto lavoro. Riportiamo di seguito il testo pubblicato dal quotidiano… (26 aprile)
La firma di Garibaldi sulla nascita dell’Enpa
L’ente compie 135 anni fu il generale a propiziarne la creazione. Un distintivo per i soci del 1872, “onde ammonire i trasgressori”
Se il galateo suggerisce di non rivelare l’età di una signora, diverso è il caso in cui sia lei stessa a dichiararla con orgoglio. La nota dama torinese, legittimamente compiaciuta dei suoi centotrentacinque anni appena compiuti, è l’Enpa, l’Ente Nazionale Protezione Animali, fondata a Torino da Giuseppe Garibaldi. E, se il fatto che la propria città sia stata la culla della «zoofilia» italiana è un primato di cui ogni animalista subalpino va assai fiero, in pochi sanno che a suggerire all’Eroe dei due Mondi la fondazione della prima società protezionista italiana fu la nobildonna inglese Anna Winter che, scandalizzata dal trattamento crudele spesso riservato dagli italiani a cavalli e somari, scrisse al generale nel marzo del 1871 supplicandolo di creare in Italia un ente addetto alla protezione degli animali. È la nota datata primo aprile 1871 e spedita da Caprera da Garibaldi al proprio medico personale e aiutante di campo, Timoteo Riboli, in cui disponeva la fondazione della «Società Torinese Protettrice degli Animali», a fissare la nascita dell’Enpa.
Questa lettera e l’intero carteggio tra Garibaldi e Anna Winter, a lungo conservati nell’archivio torinese dell’Enpa, nel 2003 hanno lasciato la nostra città per l’archivio storico centrale dell’Enpa che ha sede a Roma. Dalle carte del tempo, scopriamo anche che la costruzione in via Caramagna, al Lingotto, del canile sociale intitolato a Riboli attribuì alla città un altro primato «animalista»: «Un canile-ricovero primo in Italia, e indubbiamente fra i più razionali e moderni d’Europa - commenta un anonimo redattore nel febbraio 1939 sulla rivista Torino - Esso è innanzi tutto, un esempio di umana pietà (...) così da costituire una ragione di orgoglio per la nostra Società protettrice degli animali. Per i cani abbandonati non è un luogo dove attendere la fine, ma invece sovente l’inizio di una nuova vita. La Società protettrice degli animali mostra di avere moltissima comprensione e accoglie tutti i cani che le vengono consegnati: d’ogni razza, d’ogni incrocio, d’ogni statura, d’ogni colore».
«I soci - si legge nello statuto sociale stilato, oltre che in italiano, anche in inglese, francese e tedesco e stampato nel 1872 dalla storica tipografia torinese di Vincenzo Bona - si distinguevano in effettivi, benemeriti e onorari e dovevano portar seco un distintivo per farsi conoscere e rispettare dai conduttori e dalla forza pubblica, onde aver diritto di ammonire i trasgressori e denunziarli alle rispettive autorità». Nel 1938, dovendo anch’essa sottostare al totalitarismo del Ventennio, la società prende il nome di Enfpa (Ente nazionale fascista per la protezione degli animali) e diventa statale. Caduto il fascismo, cade anche la «effe» dell’acronimo, l’Enpa rimane statale fino al 1979 prima di trasformarsi in «ente morale di diritto privato» e infine, nel 2003, nella più importante onlus animalista in Italia: un «colosso» con oltre centosessanta sezioni, un piccolo «esercito» di oltre tremilacinquecento volontari attivi, circa sessantamila tra soci e benefattori e sedi dislocate in tutta Italia. Quella torinese (ufficio e canile sociale) è situata in via Germagnano 8; info 011/2620397.
Gabriella Crema
(Articolo tratto da “La Repubblica” del 26 aprile 2006)
|